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La fioritura di Castelluccio, tutto quello che devi sapere

12/05/2020
I fiori di Castelluccio

Non ha nulla da invidiare ad altre famosissime fioriture nel mondo, che sia quella dei tulipani in Olanda o dei ciliegi in Giappone. La fioritura di Castelluccio di Norcia è un vero e proprio carosello di colori che ricorda moltissimo i quadri impressionisti. Ogni anno pennellate di rosso, blu, giallo, bianco e viola si alternano su questo altipiano dove si coltiva la lenticchia. 

Il luogo più simile al Tibet che esista in Europa, così Fosco Maraini definì l’altipiano dove ha luogo la fioritura.

Per rendere bene l’idea di cosa ti aspetta quando visiterai la piana di Castelluccio, ho scelto di accompagnare l’articolo con le immagini del mio amico fotografo di reportage Ottavio Giannella, con cui ho realizzato alcuni editoriali per National Geographic Traveler.

Fioritura di Castelluccio
Panoramica della fioritura del Pian Grande / © Ottavio Giannella

Dove andare per la fioritura? Nel cuore dei Sibillini in Umbria

La fioritura, anche detta fiorita, avviene in uno degli altipiani carsici dell’Umbria, il Pian Grande, a circa 1450 metri sul livello del mare, a brevissima distanza da Norcia. Il territorio è quello della Valnerina e si inserisce nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini dove montagne, grotte, canyon e laghi alpini regalano suggestioni magiche, anche per le molte leggende popolari che caratterizzano il luogo.

L’altopiano in questione è dominato da un colle su cui si trova il paese di Castelluccio, purtroppo distrutto e danneggiato dal terremoto del 2016, e il Monte Vettore, confine naturale tra Umbria e Marche, nonché la cima più alta di questa catena appenninica. Il territorio è interessante e offre numerosi altri spunti oltre alla fioritura; moltissime possibilità di escursione ed esperienze particolari per cui si consiglia di fermarsi almeno 2/3 giorni.

La piana di Castelluccio

Come arrivare? Ci sono diverse strade a seconda che si arrivi dall’Umbria o dalle Marche. Verifica sempre la condizione delle stesse e la loro apertura, soprattutto nei momenti dell’alta stagione dovuti alla fioritura. Grazie al sito internet della valnerina.online è possibile conoscere la situazione di strade e parcheggi quasi in tempo reale. Consulta la loro pagina prima di metterti in viaggio. Ad oggi, la viabilità risulta abbastanza regolare, anche se alcune strade sono ancora chiuse per lavori a causa del sisma, come quella che da Visso arriva a Castelluccio, mentre altre sono percorribili solo in alcune fasce orario (ad esempio dalle 5.30 alle 21.30).

Fioritura di Castelluccio

La fioritura di Castelluccio, come funziona

Sfatiamo subito un mito. La fioritura di Castelluccio non si deve solo alla lenticchia, qui coltivata da secoli e base dell’economia locale. In realtà, il mosaico di colori è possibile grazie alla presenza di numerose specie di fiori infestanti, che convivono sull’altipiano accanto alle leguminose. Questi fiori sono selvatici e nascono quindi spontaneamente in momenti diversi da metà maggio a fine luglio. La loro presenza non è importante solo per il risultato estetico. Creano infatti le migliori condizioni di umidità per la crescita della lenticchia.

Quest’ultima gioca un ruolo importantissimo ed è stata il motore propulsore della rinascita dopo il sisma del 2016. La coltivazione della leguminosa è al centro della vita delle comunità locali da moltissimo tempo, la tradizione forse più radicata.

La fiorita di Castelluccio

La chiamano l’oro dell’Umbria ed è il simbolo di Castelluccio; quella della lenticchia è una produzione esigua ma di altissimo valore, da meritarsi il marchio IGP. Impossibile non tornare a casa senza averne acquistato qualche pacco, il miglior souvenir in assoluto che aiuta a sostenere il territorio!

Non confondiamo la fioritura con l’infiorata che è tutta un’altra cosa. Quest’ultima infatti consiste nel realizzare tappeti per mezzo di fiori durante la festività cattolica del Corpus Domini. La più famosa in Umbria è l’infiorata di Spello.

Quando andare a Castelluccio per la fioritura

La varietà di specie floreali che costellano il Pian Grande di Castelluccio regala uno spettacolo magico; uno scenario che cambia di settimana in settimana, grazie allo schiudersi asincrono dei vari fiori.

La fioritura spontanea del Pian Grande / © Ottavio Giannella

Si comincia a maggio con il giallo della senape che, a metà dello stesso mese, è seguito a ruota dal rosso dei lunghi papaveri e il bianco della camomilla bastarda. Il bello però deve ancora venire: il viola dello specchio di venere e il blu dei fiordalisi tra fine giugno e primi di luglio, a chiudere il cerchio in un suggestivo arcobaleno. Questo è il momento migliore per godere appieno di una tavolozza di colori unica al mondo.

Le diverse fioriture sono influenzate da più aspetti, come la quantità di precipitazioni in inverno o l’esposizione al sole. I periodi quindi sono indicativi. Nel 2019, ad esempio, la fioritura ebbe una durata più breve per le alte temperature, nettamente sopra la media della stagione.

La webcam per osservare la fioritura

Per rimanere aggiornati sulla fioritura e sapere a che punto è, ci si può collegare alla webcam a energia solare di Castelluccio che riprende l’altipiano con foto scattate ogni 15-20 minuti. Distrutta dal terremoto del 2016, è stata riattivata grazie a una raccolta fondi e oggi regala ancora bellissime immagini della Valnerina. Questo prezioso regalo lo si deve a Massimiliano Squadroni, tecnico per la prevenzione ambientale, che insieme ad altri due amici-soci ha fondato la Umbria Meteo.

Da dove ammirare la fioritura

La fioritura si può ammirare da più punti e prospettive diverse. Lo puoi fare dal paese, in cima alla collina, che guarda sul Pian Grande (vedi la fotografia a fine articolo) o lungo la stradina che scende da qui verso i campi fioriti e che percorre tutta la piana. Segnalo anche alcuni tratti della strada che sale a Forche Canapine o quella che porta ad Arquata del Tronto.

Un’altra vista panoramica meravigliosa è quella offerta dal sentiero sterrato che porta a Poggio di Croce, monte che domina Castelluccio e la sua piana.

Il pian Grande visto dal paese di Castelluccio

Il bosco a forma d’Italia

Nella zona del Pian Grande di Castelluccio, si trova anche il famoso bosco a forma d’Italia dei Sibillini, posto sulle pendici di Poggio Croce. La sua creazione risale al 1961 quando, durante la festa della Montagna, fu disegnato il profilo della nostra penisola con alberi di conifera per festeggiare il primo centenario dell’unità della nazione.

Bosco a forma d'Italia Castelluccio

Cosa fare a Castelluccio di Norcia oltre la fioritura

I Sibillini e la zona di Castelluccio di Norcia offrono moltissime attività diverse all’aria aperta e sono il luogo ideale per chi ama il contatto con la natura. Sarebbe un peccato fermarsi per la sola fioritura. Più informazioni si trovano sul sito del Parco Nazionale dei Sibillini.

Come segnala anche il sito dell’ente parco, presta attenzione ai sentieri e informati prima di metterti in cammino: molte strade sono chiuse ed è impossibile raggiungere i punti di partenza di alcuni percorsi, alcuni dei quali potrebbero perfino non essere fruibili per intero.

Trekking – Sono moltissimi i sentieri per avventurarsi nel cuore del Parco Nazionale dei Sibillini, più o meno impegnativi; alcuni dei quali regalano una vista imperdibile sul fiorito Pian Grande. Camminando e salendo verso il Monte Vettore, si potrà scoprire la morfologia del territorio, tradizionalmente carsico, con gole, grotte e inghiottitoi.

Un paesaggio a tratti lunare, all’opposto dei campi fioriti che ci lasciamo alle spalle piano piano. Sfiorando i 2500 metri, si apriranno le praterie d’alta quota, disseminate di fiori rarissimi come la stella alpina o l’anemone. Arrivando sulla cima, a 2479 metri, si apre la vista su tutto il litorale adriatico e il Gran Sasso. Non perderti il Lago di Pilato!

Uno dei sentieri che arriva al Lago di Pilato © Ottavio Giannella

A cavallo – Un’esperienza da fare almeno una volta nella vita, segnata nella mia lista dei desideri, è quella di una notte in tenda al Sibillini Ranch. Direi più di un qualsiasi maneggio. Per la famiglia Brandimarte, la cultura equestre è un’arte tramandata di generazione in generazione, un vero e proprio stile di vita.

In sella, sarà così possibile avventurarsi sui piani di Castelluccio, per poi rilassarsi la sera sotto al cielo stellato del Monte Vettore. In primavera, ogni anno, i cavalli vengono riportati su a Castelluccio per la transumanza, la tradizionale migrazione stagionale ai pascoli di montagna, fino alle primissime nevi invernali.

Nel 2016, dopo il sisma, Emiliano Brandimarte fu l’ultimo con i suoi cavalli ad abbandonare il Pian Grande con l’arrivo dell’inverno.

Monte Vettore - Parco Nazionale dei Sibillini

In parapendio – Anche il volo rappresenta una delle tradizioni del territorio con una scuola nazionale, la Prodelta, aperta e attiva da oltre 25 anni. Deltaplano, parapendio e paramotore per sfruttare le correnti e godersi il panorama colorato del Pian Grande da una prospettiva insolita. Il territorio, con i suoi dolci pendii, è ideale per questa attività sportiva e ricreativa, offrendo tanti punti di decollo e atterraggio. Un vero e proprio paradiso del volo.

Supportare le comunità locali – Difficile parlare di Castelluccio dopo il sisma del 2016 che lo ha distrutto nella sua totalità, soprattuto per le difficoltà burocratiche della ricostruzione. Ma lo si può fare raccontando tutte quelle piccole forme di resistenza che hanno mantenuto vivo il paese nonostante tutto.

E allora, ammirando le bellezze della fioritura, potrai anche sostenere l’economia del territorio. Il Deltaplano è una struttura temporanea che ospita oggi 10 attività commerciali, di cui 8 ristoranti, un bar e la scuola di volo, un tempo collocate nel borgo. Qui si potranno assaggiare le specialità gastronomiche o portare a casa i prodotti tipici del territorio, come la lenticchia IGP, i salumi della tradizione norcina o il pisello Roveja tipico di un’altra zona della Valnerina.

Il piano di Castelluccio di Norcia

Progetti e storie dai Sibillini

Luoghi come questi nascondono storie di rinascita e progetti che mettono al centro il mondo naturale in tutte le sue sfumature.

Il primo progetto che ho conosciuto è quello di Carlo Vecchioli, in collaborazione con il Parco Nazionale dei Sibillini. In una zona del bosco, priva di tracce umane, ha posizionato alcune video trappole in grado di filmare numerosi animali anche durante le ore diurne. Sono immagini uniche e straordinarie. Un esempio? Lupi e gatti selvatici, che mai si farebbero vedere alla luce del sole, se non in questo luogo difficilmente raggiungibile dall’uomo.

Ho parlato a lungo con Carlo, che mi ha raccontato come l’istituzione del parco nazionale nel 1993 abbia incentivato il ricrearsi di ecosistemi originari che si erano persi. E questi luoghi lui li conosce come le sue tasche, portandoli anche nelle scuole con progetti di divulgazione assieme all’ente gestore. I video realizzati vengono pubblicati sulla pagina Facebook ufficiale del parco. Hai mai visto un gatto selvatico?

Fioritura di Castelluccio
Dettaglio dei papaveri di Castelluccio © Ottavio Giannella

Restiamo sempre in ambito faunistico per trovare 4 amici, non al bar bensì nei boschi dei monti Sibillini. Ed ecco l’Occhio nascosto dei Sibillini, un mondo magico popolato da animali leggendari, ritratto sempre grazie all’uso di fototrappole mimetizzate con sensori notturni a infrarossi che scattano e registrano video solo in presenza di movimenti. La loro pagina Facebook regala quotidianamente splendide immagini; mentre il loro sito raccoglie un ampio archivio di informazioni e racconti da divorare uno dopo l’altro.

Un’altra storia che mi ha colpita è quella di Antonio Barcaroli, giovane imprenditore che ha scelto di rimanere a Castelluccio per portare avanti l’azienda agricola di famiglia, la Montagnola, mettendo così in salvo 100 anni di eredità, storia e tradizione. Con la sua bancarella, e uno shop online, testimonia la qualità del territorio, e la genuinità di un luogo che non abbandona il passato pur guardando al futuro. E io nelle lenticchie di Antonio ci vedo un’universo intero di ricordi, dedizione e fatica.

La piana di Castelluccio
Veduta aerea della piana di Castelluccio durante la fioritura / © Ottavio Giannella

Dove dormire a Castelluccio

Ad oggi, dopo il terremoto del 2016, sono solo quattro le strutture ricettive aperte a Castelluccio; le altre invece si trovano nei centri abitati vicini come Norcia e Visso. Non solo turismo, ma piccole grandi storie di sopravvivenza e tenacia. Dormire nei pressi del Pian Grande è comodo, soprattutto se si ha esigenza di fotografare i campi fioriti in momenti diversi dalla giornata. Quindi vediamo dove pernottare a Castelluccio post sisma.

Villa Tardioli dispone di 6 camere che sono un inno alla fioritura; ognuna infatti porta il nome di un fiore e presenta una fotografia che racconta la stagione 2014, quando lo spettacolo floreale fu particolarmente meraviglioso. Un ambiente semplice, senza fronzoli, che offre pernottamento con prima colazione inclusa. Il ristorante, Cioccora e Misterino, propone i piatti della tradizione gastronomica umbra, in un contesto intimo e accogliente.

Oppure potete alloggiare presso gli agriturismi Valle delle Aquile, Locanda De Senari e Monte Veletta, tutte nel borgo di Castelluccio. Altrimenti qui trovate una lista con le strutture ricettive per dormire a Norcia.

Un’alternativa alla fioritura di Castelluccio: le orchidee di Pian di Ragnolo

La fioritura di Castelluccio non è l’unico spettacolo floreale dei Sibillini. Sempre nel parco nazionale, ma sul lato marchigiano, abbiamo il Pian di Ragnolo, sopra Sarnano e Acquacanina, il paradiso delle orchidee selvatiche. Se ne contano 37 specie in tutto l’area, tra cui alcune molto particolari come l’ape o scimmia.

Pure qui la varietà botanica è ampissima. Non solo orchidee, ma anche  genziane, asfodeli, ranuncoli, papaveri, violette, narcisi, papaveri. Mi raccomando, le orchidee sono specie protetta e non vanno colte, regola che tra l’altro vale per tutti i fiori del parco nazionale.


Castelluccio in 4 stagioni

La zona dei Sibillini è interessante tutto l’anno. Per i fotografi, è un vero paradiso in ogni momento dell’anno. Qui sopra puoi vedere il Pian Grande ritratto durante le 4 stagioni da Ottavio Giannella, che ha percorso 30.000 chilometri per realizzare questo progetto. Tutte le immagini sono state scattate nel 2016, di cui la prima risale all’autunno di quell’anno, dopo il terremoto di agosto ma prima della seconda ondata sismica che ha distrutto tutto.

Se vuoi continuare a scoprire la nostra penisola, ecco tutti i nostri spunti di viaggio sull’Italia. Per saperne di più sull’Umbria, collegati alla pagina Facebook Umbria Ci Piace.


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