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Islanda ai mondiali: Lettera a cuore aperto di un tifoso italiano

14/06/2018

Il 2018 è l’anno dell’Islanda ai mondiali. Un evento storico e culturale per una piccola nazione che ha già compiuto il suo personale miracolo. Raccontare il percorso per arrivarci non è semplice come potrebbe sembrare. Abbiamo deciso di lasciare la parola a Mattia Giodice, redattore di AtlanticFootball.it e grande esperto di calcio islandese. Lui, conosciuto sul gruppo Amici dell’Islanda, è per me il tifoso numero uno in Italia della nazionale islandese. Segue quindi la sua “lettera a cuore aperto” (lasciatemela chiamare così) sull’Islanda ai mondiali. 

Per conoscere dieci curiosità sulla nazionale di calcio islandese -> leggi qui 

Islanda ai mondiali

Hafliði Breiðfjörð – Fótbolti.net

Islanda ai mondiali: Lettera a cuore aperto di un tifoso italiano

Siamo pronti! È così che “questo diventa”, o sarebbe più corretto dire, “stiamo per vivere” non uno dei fine settimana più importanti per la storia del movimento calcistico e sportivo islandese, ma il più importante.

A distanza di due anni, l’Islanda si ritrova ad affrontare un nuovo grande torneo, la massima rassegna intercontinentale, la competizione di maggiore rilievo in questo sport, il calcio, ciò che tutti i bambini sognano di poter disputare un giorno: la Coppa del Mondo.

Non è mia intenzione ricorrere in frasi fatte, ma fermiamoci a riflettere per qualche minuto. Giugno – Luglio 2016, Francia! Sì, è bene ricordarlo sempre! È chiaro che nessuno dimenticherà mai ciò che i “Strákarnir Okkar” hanno fatto, come voce del verbo fare e sinonimo di costruire, fabbricare, realizzare, in particolar modo sulla Costa Azzurra.

Infatti, vi potrei parlare del goal di Birkir Bjarnason contro il Portogallo, emozione pura, o dello scambio di maglia mai avvenuto tra un sostenitore del Manchester United e un ex giocatore di Sir Alex Ferguson.

Vi potrei parlare di momenti difficili come la sfortunata deviazione di Birkir Már Sævarsson contro l’Ungheria, un colpo al cuore se poi avviene da un ragazzo che ha dato tutto per la nazionale, quando ancora occupava la posizione con un numero a tre cifre nel Ranking FIFA.

Vi potrei parlare dello Stade De France e di quando Theódór Elmar Bjarnason pensò di essere Aníta Hinriksdóttir e Arnór Ingvi Traustason decise di cambiare la denominazione di “Zona Cesarini” contro l’Austria.

Vi potrei parlare di cosa provassi nei giorni precedenti alla sfida contro l’Inghilterra, dell’attesa e della consapevolezza di potercela giocare e realizzare qualcosa di importante, ma tutto si complica se dopo quattro minuti sei già chiamato ad inseguire. Certo, al 6° la rimetti in discussione e dopo poco più di un quarto d’ora sei tu a comandare la partita. Al 90° è Guðmundur Benediktsson a ricordarti che si tornerà a giocare a Saint-Denis e pazienza se qualche giorno dopo il gruppo era ad Arnarhóll. Lì c’era una festa paragonabile a chi parte per una missione e torna a casa da trionfatore. Ve lo potrei dire, ma lo sapete già.

No, non vi parlerò di questo.

calcio in islanda

Vi parlerò dei ricordi di quelle giornate, tutto ciò che voi avete fatto e solo voi sapete! Vi ricorderò gli occhi che luccicavano, i ragazzi che si divertivano ad Annecy e quella nazionale che era arrivata a tanto, così tanto!

Qualcuno avrebbe ragione nel dire che questi avvenimenti sono saputi e risaputi. L’Islanda sappiamo cosa ha fatto e adesso vogliamo battere il fenomeno di Rosario.

Bene, è lecito pensarlo. Ma dobbiamo ricordarci tutti da dove siamo partiti per poter arrivare a dire che 330.000 abitanti possono sconfiggere 93 milioni e 100 mila followers che lui da solo ha su Instagram.

Vorrei partire da giugno 2016, appunto. Però qualcuno mi informa che parliamo dei Mondiali e devo fare un passo ancora più indietro.

Qualificazione agli Europei Under 21 del 2011 in Danimarca a parte, che ha avuto una grande influenza sul gruppo attuale, e con otto di quei ventitré islandesi presenti oggi in Russia, l’Islanda ha avuto una buona nazionale negli anni che vanno dal 1984 al 2006, ma mai era riuscita ad ottenere qualcosa che meritava. Meritava, però non poteva. Non aveva la possibilità di poterlo fare e si viveva in un mondo, purtroppo, oscuro.

Per intenderci, dove è collocata l’Islanda sulla cartina geografica e se c’è qualcuno che lì gioca a calcio, gli appassionati di questo sport lo hanno iniziato a capire nell’autunno del 2013.

Io per primo, così come i redattori di AtlanticFootball.it, tutti voi che di Islanda vi nutrite ogni giorno, so, sanno e sapete bene, cosa voglia dire lottare contro luoghi comuni e pregiudizi, insulti da parte della gente e frasi del tutto senza senso contro quei ragazzi che hanno il cognome (?!) uguale e sicuramente “Gylfi Sigurdsson”, scritto in questo modo, sarà il fratello o il cugino di “Sigurdsson” il difensore, o meglio, il “meno bravo”, come sosteneva un importante personaggio di una pay tv italiana.

Chi si imbatte per la prima volta in tutto ciò dirà che questo è fuori da ogni logica, tutti sosteniamo l’Islanda e poi non ci sarà l’Italia, quindi siamo tutti islandesi perché loro hanno fatto il “Geyser Sound”, un qualcosa che definito in quel modo non lo capirà nessuno sull’isola o non ne capiranno il senso. A tal proposito, consiglio di leggere l’ultimo approfondimento di Filippo Conticello sulla Gazzetta dello Sport, dove chiacchierando con i Stuðningssveitin Tólfan allo Sportbarinn Ölver si è imbattuto in un: “Per favore, non chiamatelo Geyser Sound”, che approvo al 100%.

Il 2013, perché l’Islanda ha iniziato a far parlare di sé proprio quando in autunno riuscì nell’allora storica impresa di centrare una qualificazione, anche se non sarebbe esattamente il termine più azzeccato, ai PlayOff dei Mondiali di Brasile 2014.

Ad onor del vero, i diritti tv erano organizzati in maniera differente rispetto a quanto siamo abituati adesso. Gli orari e i giorni delle partite in date FIFA e UEFA erano del tutto disorganizzati, un po’ come purtroppo accade oggi per le gare delle nazionali femminili, e che l’Islanda quel giorno giocasse una partita così importante lo sapevano solo i bookmakers e poi, insomma, io, noi!

Quella selezione nazionale era partita senza che nessuno immaginasse quello che sarebbe potuto accadere. I miei ricordi migliori sono solo la tanta sofferenza per riuscire a strappare un risultato positivo. È lampante che nessuno chiedeva di vincere in Norvegia, di vedere uno dei trequartisti migliori d’Europa realizzare un goal su calcio di punizione contro le leggi della fisica e di vedere Jóhann Berg Guðmundsson realizzare una tripletta nel pirotecnico 4-4 contro la Svizzera, ma quella nazionale, così come le nazionali del passato e le nazionali pre anni ’80 e ’90 erano così tanto amate, proprio per questo motivo.

Islanda ai mondiali

Hafliði Breiðfjörð – Fótbolti.net

Quello che poi abbiamo visto contro la Croazia, nella serata di Reykjavík e nella triste notte di Zagabria, con tanti sostenitori al seguito, oltre a qualcosa di cui non eravamo abituati, fischi alle note di Lofsöngur e la vicenda Josip Šimunić, ha innescato nelle menti di noi appassionati la sensazione che qualcosa stesse per cambiare. Ci sono le possibilità per farlo, le ragioni le conosciamo. Dobbiamo metterle in pratica. Con tanto senso di appartenenza, affetto e sostegno, gli Europei a 24 squadre si possono centrare.

Bene, ci saranno due sconfitte con l’Olanda, ma almeno l’Islanda potrà arrivare seconda o terza.

Il tempo passa, ricordo perfettamente i giorni di preparazione dei Mondiali, per chi ci andava. In Italia, c’era il solito pessimismo e le note polemiche sfociate nel villaggio turistico dove la squadra aveva alloggiato in Brasile, il sentore di vincere contro la Costa Rica, ma questo è un contorno che conosciamo bene. Gli argentini erano molto carini, meno per i brasiliani. “Brasil, decime que se siente”, risuonava ovunque. Tutte le trentadue nazionali disputavano amichevoli, appunto, e io gioivo per una semplice partita al Laugardalsvöllur contro l’Estonia. Kolbeinn Sigþórsson, che tanto è mancato negli ultimi due anni a livello affettivo, ma mai i ragazzi l’hanno fatto rimpiangere sul campo, aveva realizzato un goal dagli undici metri e al triplice fischio avevo solo amarezza per la gara d’esordio che avrebbe giocato il Brasile, contro chi l’avrebbe giocata.

Erano sentimenti contrastanti, mi chiedevo perché? Non ho mai visto l’Islanda in una grande manifestazione per squadre di calcio maschili, se non in Danimarca. Questo significa che l’amarezza è positiva. Sì, è positiva. La prassi, che diventa un “posso farcela”. La “Road To France” è stata semplicemente fantastica, direi perfetta, perché dobbiamo ricordarci chi siamo e da dove veniamo. L’avrò già detto un po’ di volte. È splendido ricordarlo, non preoccupatevi.

L’Islanda riuscì a superare l’Olanda, a Reykjavík e ad Amsterdam. Non la nazionale di Ruud Gullit, Marco van Basten e Frank Rijkaard, ma comunque di Arjen Robben e Robin van Persie.

Un anno dopo l’amichevole con gli estoni, sull’isola c’era una partita molto importante contro la Repubblica Ceca. L’incontro era divertente, ma quando i cechi passarono in vantaggio nella ripresa, era difficile ipotizzare una rimonta che avrebbe portato l’Islanda momentaneamente al primo posto.

Sono ricordi memorabili, sono ricordi che devono far capire perché l’Islanda va sostenuta e incitata. Sono momenti che ti fanno capire perché l’Islanda è lontana dal “Bel Paese” e lo deve restare anche nei nostri modi, sbagliati, di essere.

Dopo quel giorno, l’Islanda ha vissuto una serata sensazionale. Lo 0-0 contro il Kazakistan che portò alla storica qualificazione agli Europei. Un risultato grandioso, avevo la mente che non era perfettamente collegata con il corpo, ma mi resi conto che molti di noi non avevano gioito a pieno. Mi resi conto che da qualificati, in molti di noi non avevano salutato a dovere la squadra contro la Lettonia. Mi resi conto che non c’era un grande entusiasmo nella partita contro la Turchia. Mi resi conto che la gente iniziava ad abituarsi bene e le polemiche da calcio italiano le avevano portate nella nostra amata terra.

Queste polemiche le ho riviste contro l’Ungheria in Francia, in parte della storica rimonta contro la Finlandia, nella trasferta contro croati e finlandesi, persino nella recente amichevole contro il nostro mentore per un’errata valutazione di un giovante talentuoso portiere alla prima maglia da titolare nel suo stadio.

Bene, l’Islanda nel frattempo è diventata una moda da seguire, un po’ come la Danimarca del 1992 e la Grecia del 2004, o lo stesso Camerun che tanto aveva appassionato Gianluigi Buffon da ragazzo, portandolo ad avere in Thomas N’Kono la sua fonte d’ispirazione nell’estate del 1990.

Questo entusiasmo esterno, che prima dell’avventura francese era scetticismo e poca conoscenza, ha portato i veri sostenitori a mistificare la realtà.

L’Islanda affronterà in serie prima l’Argentina, poi la Nigeria e, infine, come di consueto per chi segue lo sport islandese a 360°, la Croazia. È un girone impegnativo, vero. Chi lo dice, lo fa perché ha grandi ambizioni e voglia di proseguire il cammino in Russia per un bel po’.

Islanda ai mondiali

Hafliði Breiðfjörð – Fótbolti.net

Io stesso ho un’idea particolare delle competizioni estive per nazionali. Sì, perché non stiamo parlando di un campionato dove i valori delle squadre si vedono su ventidue giornate (noi siamo abituati con ventidue). È un torneo con tre partite e fase a eliminazione diretta. Sono dell’idea che porsi l’obiettivo minimo abbia poco senso. Arriveremo fino ai Quarti di Finale, io lo interpreto come giocare una partita per perdere. NO! Questa è una competizione in cui tu hai un percorso da fare e se non riesci a portarlo a termine, vuol dire che torni nella tua terra natia, “Ég er kominn heim”, anticipatamente, o senza salire sul gradino più alto del podio. È un ragionamento che vale per l’Islanda? È un ragionamento che vale per l’Islanda, per il Brasile e per Panama.

Come noto, Birkir Már Sævarsson è tornato in Islanda, nel suo primo amore, il Valur, e mi perdonerà la cara Stebba Sigurðardóttir, lavorando a tempo pieno. Per essere in Russia ha dovuto prendere un mese di vacanza per le ragioni appena elencate. L’obiettivo minimo sono gli Ottavi di Finale, ma poi chi la spiega al capo un’altra vittoria stile Inghilterra?

Sembrerebbe tutto un controsenso. Si invita a sostenere la squadra, ma al tempo stesso si mette pressione.

Non è così. Non è questo il messaggio che deve passare.

L’Islanda è puro entusiasmo, è emozione. Ci dobbiamo dare una meta da raggiungere, la più alta possibile, consapevoli che gli undici, o quattordici, in campo sono figli dei vichinghi. Allo stesso tempo, sappiamo che i mezzi moderni potrebbero abbattere un drakkar e non c’è niente di male nel riconoscerlo.

Il percorso è tortuoso e pieno di ostacoli, proprio come un drakkar farebbe fatica a navigare in un mare in tempesta. Nelle difficoltà, il vichingo riesce sempre a trovare la forza per colpire il nemico. Il drakkar è più piccolo di una nave da crociera, ma è nelle imbarcazioni più piccole che ci si rifugia quando si è in pericolo. Il drakkar è il logo di AtlanticFootball.it essenzialmente per tali ragioni.

Il supporto che l’Islanda avrà dagli islandesi, dai fratelli feroesi, dai cileni, dai tedeschi, dagli onduregni, dagli scozzesi, dai cechi, dai polacchi e italiani neofiti, ma anche da molti altri luoghi che in questi mesi ho imparato a conoscere, dovrà essere la spinta necessaria per far capire all’italiano che dà sempre ha avuto un legame con questa meravigliosa isola e questo straordinario sport, che un grande risultato si raggiunge solo con un grande appoggio. Se non lo si raggiunge ugualmente, non è un disastro. Due squadre, undici contro undici, possono anche vincere gli altri, prima accadeva spesso e ora saltuariamente.

Il motto islandese per la Coppa del Mondo è: “Látum drauminn verða að veruleika”. Ossia: “Lasciamo che il sogno diventi realtà”. Non c’è spazio per altre interpretazioni.

I ragazzi non sono inferiori a nessuno, continueranno a dimostrarlo, mettendo sempre il cuore in campo.

Poi per carità, inferiori a nessuno mi sembra un po’ esagerato. C’è chi è superiore a questi ragazzi. Si tratta di chi ha raggiunto già grandi traguardi prima di loro.

Mi viene in mente il…sì, ci sono. La nazionale di calcio femminile islandese che ha preso parte agli Europei del 2009, del 2013 e del 2017. Una nazionale che però non ha mai preso parte al Mondiale, ma comanda il proprio raggruppamento davanti ad una corazzata come quella tedesca, battuta in casa loro.

Sì, i Mondiali femminili si disputeranno in una nazione non casuale il prossimo anno e l’Islanda potrebbe esserci. L’Islanda guidata dal commissario tecnico Freyr Alexandersson. Lui, il Mondiale, lo disputerà già quest’anno. Infatti, è nello staff di Heimir Hallgrímsson come incaricato di seguire la nazionale argentina.

Dunque, Heimir è il capo di Freyr? Sì, come Freyr era il capo di Heimir in Olanda, durante gli Europei dello scorso anno, quando il dentista di Vestmannaeyjar era nel suo staff.

Questo accade perché ci sono pochi abitanti? No, questo accade perché si tratta di una popolazione che combatte unita, affronta le difficoltà insieme e ne esce più forte. In questo, noi italiani, abbiamo da imparare, ma basta cambiare pensiero per riuscirci.

Come ci ricorda Francesca nel suo blog, è tempo di spiccare il volo!

Það erum mjög spennandi tímar framundan, ÁFRAM ÍSLAND!!!

Islanda ai mondiali

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