Arctic Lover Isole Svalbard Travels

Dieci (e più) curiosità sulle Isole Svalbard da sapere prima di partire

26/10/2016

A distanza di più di 3 anni dal mio primo viaggio alle Svalbard, ho approfondito moltissimo la conoscenza di questo luogo che ha tanto da svelare al viaggiatore che non vuole limitarsi ad osservarne la bellezza dei paesaggi. Questa serie di curiosità sono quindi il frutto di un lungo e appassionato studio di uno dei posti più belli al mondo, concedimi questa affermazione.

Nell’ottobre del 2015, decisi di arrivare ai confini del mondo abitato per affacciarmi sul Polo Nord, respirando la magica atmosfera dell’Artico, e così la mia scelta di viaggio ricadde sulle Svalbard. A tutti quelli che mi chiedevano dove sarei andata in vacanza, la mia risposta “Svalbard” suonava a tratti inconsueta e stupefacente. I più ignoravano l’esistenza di queste isole e la loro esatta collocazione geografica. “Si trovano più o meno poco sotto il Polo Nord”,  una frase che subito restituiva alla mente immagini di un luogo remoto e isolato.

Ma io sulle Svalbard avevo letto moltissimo, come faccio sempre prima di ogni viaggio. Ogni singolo aspetto mi incuriosiva, forse troppo. I primi attimi dopo essere atterrati a Longyearbyen, io e il mio ragazzo continuavamo a ripeterci “ma dove siamo finiti?”. E da lì abbiamo cominciato a scoprire un microcosmo unico nel suo genere, popolato da persone e storie bizzarre. Ma questo è l’Artico e io: un luogo che ha il potere di trasformare tutto ciò che è ordinario in  straordinario.

Ma come organizzare un viaggio, quando andare e come arrivare alle Isole Svalbard?

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SvalbardDieci (e più) curiosità sulle Isole Svalbard da sapere prima di partire

1. Isole di ghiaccio

Le Svalbard (nome che deriva dall’antico norvegese e significa coste fredde) sono un arcipelago di isole scoperte nel 1596 dall’esploratore olandese Willem Barents, collocate tra i 74° e gli 81° di latitudine Nord, nel cuore dell’Oceano Artico, ghiacciato per gran parte dell’anno e il più piccolo dei 5 oceani.

Originariamente il nome utilizzato per riferirsi a questo gruppo di isole non fu “Svalbard” ma “Spitsbergen”, che significa “montagne appuntite”, termine utilizzato da Barents che non si rese conto di aver scoperto un arcipelago intero limitandosi in realtà alla visione della sola costa occidentale.

Il 60% del territorio delle Svalbard è ricoperto da ghiacciai per un totale di 7 mila chilometri cubi di ghiaccio. Nel nord, si trova una delle calotte glaciali più grandi al mondo, quella dell’Austfonna, la terza in Europa per estensione e volume.

SvalbardFotografia di Ottavio Giannella

2. L’eldorado dei geologi

Da un punto di vista geologico, le Svalbard sono eccezionali tanto da essere definite l’eldorado dei geologi. L’arcipelago è infatti l’unico posto al mondo dove si possono rintracciare rocce di ogni periodo. Conosciute per una natura incontaminata e un clima rigido, queste isole non sono sempre state come appaiono oggi. Alcuni ricercatori dell’università di Cardiff hanno rinvenuto resti vegetali fossilizzati di un’antica foresta pluviale tropicale.

Questo perché 380 milioni di anni fa, nel periodo geologico del Devoniano, gli odierni continenti si trovavano a latitudini differenti. Ciò che oggi corrisponderebbe alle Svalbard era in realtà collocato all’altezza dell’equatore. Dire però che le Svalbard si siano spostate così tanto, non è del tutto corretto, perché difatti durante l’era devoniana il loro substrato non si era ancora formato del tutto e quindi non esistevano, almeno non nella forma che conosciamo oggi.

Svalbard Fotografia di Ottavio Giannella

3. La terra di nessuno, dai balenieri ai minatori

Le Svalbard furono definite “terra di nessuno” poiché dalla loro scoperta al 1925 non furono governate da alcuno stato. Orde di balenieri, cacciatori e poi scienziati e minatori si divisero quel luogo tanto inospitale quanto ricco di risorse importanti. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale, la sovranità del territorio fu affidata alla Norvegia mediante il trattato delle Svalbard, firmato nel 1920, che concedeva in realtà molti diritti di sfruttamento anche agli stati firmatari. Dopo l’atto emesso nel 1925 dal parlamento norvegese per delineare i principali aspetti del governo dell’arcipelago, tutto è rimasto invariato.

Oltre alla Norvegia, che tutt’oggi amministra e governa l’arcipelago, un’altra grande presenza è quella della Russia, in passato URSS, soprattutto nel periodo della Seconda Guerra Mondiale quando i russi rappresentavano i due terzi della popolazione totalePensate che la città di Pyramiden, forse il termine più corretto sarebbe “villaggio, funzionava all’epoca come un vero e proprio baluardo sovietico in Europa. Oggi è invece Barentsburg, piccolo centro a maggioranza ucraina, a figurare come una “Little Russia” delle Svalbard, tra bicchierini di vodka e colbacchi di pelo.

SvalbardFotografia di Ottavio Giannella

4. Longyearbyen, il centro abitato più a Nord del mondo

È qui, in questo sperduto arcipelago, che troviamo il centro abitato più a nord del mondo, infatti non vi sono altre città o paesi permanentemente abitati dall’uomo oltre questa latitudine. Si tratta della piccola cittadina di Longyearbyen, fondata nel 1906 dall’americano John Longyear, che qui fondò la sua compagnia mineraria chiamata Artic Coal Company.

Tutto ciò che compare a questa latitudine, per l’esattezza 78° e 13, si merita l’appellativo del “più a nord del mondo”. La stazione di ricerca scientifica di Ny-Alesund, che si trova più a nord di Longyearbyen, non conta infatti una popolazione stabile, trattandosi perlopiù di scienziati e ricercatori che si trasferiscono qui temporaneamente per progetti di ricerca.

* In realtà, qualcuno definisce Ny-Alesund come il centro abitato più a nord del mondo, considerando la sua popolazione come permanente. Direi che sia difficile in questo caso decretare il vincitore effettivo. *

Longyearbyen è un modernissimo centro urbano dotato di numerosi servizi a disposizione dei 2500 abitanti, circa, che la abitano. Non manca la banca, l’ufficio postale, l’asilo, la scuola, l’università, il supermercato, una piscina coperta, la palestra, negozi d’abbigliamento (soprattutto sportivo), ristoranti etnici e perfino una delle più grandi e fornite cantine di vino (con una collezione di più di ventimila etichette diverse). Le vie non sono identificate da nomi bensì numeri, e il mezzo di trasporto più utilizzato nei mesi invernali è la motoslitta, circa 4000 in totale, praticamente due per ogni persona. Le strade percorribili dalle automobili sono pochissime, come quella che dall’aeroporto arriva al centro del paese, e perlopiù sterrate.

Svalbard Longyearbyen Fotografia di Ottavio Giannella

5. La Unis, l’università più a nord del mondo

Al 78° parallelo c’è anche l’università più a Nord del mondo, la Unis. Circa 350 studenti di nazionalità diverse in un anno, tra cui numerosi geologi e ricercatori, che si dedicano principalmente a materie scientifiche, privilegiando ovviamente l’esperienza all’aperto sul campo. Esiste anche un campus universitario, nella zona di Nybyen, che ospita tutti gli studenti in stanze singole con bagno in comune.

La storia di questa università, che poi è una sorta di joint venture tra quella di Oslo, Tromso, Bergen e Trondheim, è molto interessante e legata al territorio. L’università fu fondata nel 1993, periodo in cui gli allora pochi studenti studiavano in edifici temporanei, e solo due anni dopo si ebbe l’inaugurazione dell’edificio di 3200 metri quadri che ospita oggi aule, laboratori, sale conferenze e una biblioteca. Vista la diversa provenienza geografica degli universitari, tutte le lezioni si tengono in lingua inglese. La Unis, tra l’altro, ha un attivissimo profilo Instagram che mostra le bellezze dell’arcipelago e, di tanto in tanto, gli studenti impegnati nelle loro attività del tempo libero.

6. Un mondo a prova di permafrost

La modalità di costruzione degli edifici delle Svalbard è particolare e correlata alla presenza del permafrost. Si tratta di un terreno perennemente ghiacciato, caratteristico delle aree artiche più estreme, il cui spessore è anche legato alle condizioni climatiche e, di conseguenza, al riscaldamento globale. Gli edifici sono tutti costruiti rialzati mediante palafitte, proprio per evitare che si trasmetta calore da questi al permafrost. Sempre per questo motivo, le tubature di acqua, luce e gas passano all’esterno per evitare che si congelino o che a loro volta scongelino il suolo per lo stesso motivo.

SvalbardFotografia di Ottavio Giannella

7. Non è un paese per gatti

I veri protagonisti dell’Artico sono gli animali: alle Svalbard troviamo orsi polari, foche, trichechi, volpi artiche, renne e pernici, tutti capaci di resistere al rigido clima.  Ma ci sono alcuni animali che qui non incontrerete, infatti è assolutamente proibito l’accesso ai nostri amici felini. Il veto è stato imposto negli anni novanta quando crebbe il timore che questi animali potessero contrarre la rabbia dalle volpi e l’echinococcosi dai ratti presenti sul territorio, contagiando poi di conseguenza le persone, oltre a mettere in crisi il precario equilibrio dell’ecosistema e della fauna presente.

Su tutto il territorio delle Svalbard, c’è solo un gatto, la cui storia è molto simpatica. Si chiama Kesha ed è un gattone rosso che vive a Barentsburg, una piccola comunità a maggioranza russa e ucraina. Il gatto arrivò qui grazie a un escamotage che gli permise di aggirare la legislazione imposta dal governo norvegese. In poche parole, Kesha fu registrato come “volpe”, quindi sulla carta non risulterebbe un felino.

SvalbardFotografia di Ottavio Giannella

Volpe artica alle SvalbardFotografia di Andrea Marraccini

8. To bear or not to bear

L’orso è il re delle Isole Svalbard, l’unico vero e indiscusso padrone di casa. A partire dagli anni Sessanta del Novecento, l’Istituto Polare Norvegese ha cominciato a studiare questo predatore, stimando inizialmente una popolazione di 3500 esemplari. Per realizzare un nuovo conteggio nel 2015, sono state investite 10 milioni di corone norvegesi, attestando indicativamente 2650 orsi polari, qualcosa in più rispetto agli abitanti di Longyearbyen e Ny-Alesund che in totale sono circa 2300. Bisogna però fare alcune precisazioni, per non incorrere nell’errore di pensare che alle Svalbard vi siano effettivamente più orsi che persone (il marketing turistico ha un po’ calcato la mano su questo aspetto in effetti).

Difatti, questo conteggio prende in considerazione circa venti diverse popolazioni di orsi che abitano e si muovono su un ampio territorio che, superando i confini dell’arcipelago, si estende fino alla regione del nord del mare di Barents e i territori russi a est del Franz Josef Land. Ecco così che si parla di popolazione del mare di Barents, la cui metà di orsi gravitano comunque alle Svalbard e dintorni. La piccolissima isola di Kongsøya, che fa parte dell’arcipelago, era una delle zone con la maggiore densità di tane di orso polare nel mondo: nel 1980 si contavano 12 tane per chilometro quadrato e nell’agosto 1984 furono avvistati ben 168 esemplari. Ad oggi, purtroppo, la situazione non è la medesima di allora, infatti molti gruppi di orsi si sono spostati dall’arcipelago a Franz Josef Land.

A causa della presenza di orsi sul territorio, a Longyearbyen esiste comunque una zona di sicurezza, corrispondente più o meno al perimetro del centro, al di fuori della quale occorre obbligatoriamente armarsi di fucile per essere preparati nel caso di un incontro ravvicinato. Esistono due cartelli stradali, uno posto lungo l’Adventfjorden e l’altro poco dopo il porto sulla strada verso l’aeroporto, che indicano la presenza di questi animali “su tutto il territorio delle Svalbard” (in norvegese appunto “Gjelder Hele Svalbard”) e il punto fino a dove ci si può spingere da soli.

Fotografia di Ottavio Giannella

L’animale fu estensivamente cacciato fino al 1973 quando una regolamentazione internazionale rese illegale questa attività. Da quel momento la popolazione è cresciuta nuovamente e alcuni esemplari sono stati uccisi solo ed esclusivamente perché rappresentavano una minaccia per l’uomo, ma per fortuna non accade così spesso. L’orso è un animale protetto e rispettato al cento per cento; e son previste tutta una serie di precauzioni per evitare di mettere in pericolo la sua e la nostra incolumità.

La prima regola è quella di spaventarlo, sparando petardi con una pistola lanciarazzi, nella speranza che si allontani volontariamente. Sparare è l’ultimissima cosa da fare e, se dovesse accadere, il caso sarebbe comunque portato davanti ai giudici per comprendere se si fosse trattato di legittima difesa o se invece sarebbe stato possibile evitare l’uccisione dell’animale.

Nel 2015, per la prima volta nella storia delle Svalbard, il governo locale emise una multa di 10.000 corone, circa 1000 €, nei confronti di un turista ceco che aveva ucciso un orso con tre colpi di pistola. La motivazione affermava che lui e il suo gruppo non avevano messo in atto le necessarie previste misure di sicurezza, tra le quali un’efficiente rete elettrica intorno all’accampamento e un guardiano notturno fuori dalle tende.

Nel 2017 una guida locale fu invece multata di 12.000 corone, approssimativamente 1200 €, per aver spaventato un orso, avvistato a una distanza di circa 900 metri, durante una gita in motoslitta. La guida in questione decise di avvicinarsi all’orso con il mezzo a motore, intimorendolo a tal punto da farlo fuggire a zampe levate. La legislazione è molto severa e impone di non poter andare in cerca degli orsi arrecando loro disturbo, ad esempio i tour operator non possono seguirne le tracce durante le escursioni in motoslitta.

Per avvistare questi animali non esistono infatti veri e propri safari organizzati, se non costosissime spedizioni fotografiche via mare, proprio per non disturbare e arrecare danno all’ecosistema artico, e l’unico modo per vederli a distanza è quello di partecipare a una delle tante crociere intorno l’isola, soprattutto durante l’estate quando gli orsi si avvicinano alla costa per cacciare le foche, oppure attraverso le escursioni in motoslitta che si spingono nell’interno, ma bisogna essere particolarmente fortunati.

SvalbardFotografia di Ottavio Giannella

9. Non si nasce, non si muore

Alle Isole Svalbard non è consentito nascere o morire. Spieghiamoci meglio. Si può morire, ma non si può scegliere di esservi sepolti. Il luogo è incantevole e silenzioso, quindi perfetto per godersi la pace eterna, ma assolutamente inadatto allo scopo a causa di un terreno perennemente ghiacciato, chiamato permafrost, che impedisce la corretta decomposizione del corpo. Longyearbyen ha comunque un piccolo cimitero dove gli ultimi cadaveri sono stati sepolti ormai settant’anni fa. L’unica soluzione possibile è la cremazione e l’urna con le ceneri. Ma ciò non accade spesso perché la maggior parte dei residenti hanno la famiglia d’origine altrove, infatti le ultime urne cinerarie deposte risalgono al 2014.

Anche nascere alle Svalbard è pressoché impossibile e, se ciò dovesse avvenire, sarebbe solo un caso fortuito. L’ultimo nato alle Svalbard risale ormai al 1966. Adesso,  di norma, le donne in gravidanza abbandonano l’isola, circa tre settimane prima della data prevista del parto, per partorire sulla terraferma a Tromso. Il piccolo ospedale di Longyearbyen non è infatti attrezzato per l’evenienza, solo uno studio dentistico e un reparto ortopedia. È quindi molto raro incontrare persone che siano realmente originarie delle Svalbard. Solo i più anziani possono vantare un’origine puramente “estrema”. 

Fotografia di Ottavio Giannella

 10. L’azienda agricola più a nord del mondo grazie alle permacultura

Quella di Benjamin è l’azienda agricola più a nord del mondo, un progetto ambizioso per un luogo climaticamente inadatto a coltivare qualsiasi cosa. Ma niente è impossibile, dicono. Così, dopo aver importato il terreno ed essere stato autorizzato a far arrivare i vermi sull’isola per produrre fertilizzanti, la permacultura è sbarcata alle Svalbard. L’obiettivo era quello di riuscire ad avere prodotti freschi, visto che tutto è importato dalla Norvegia con navi cargo o via aerea. Dal 2015 ad oggi, la piccola azienda è cresciuta riuscendo a fornire verdure quali radicchio, rucola, basilico, peperoncini, aneto, coriandolo, pomodorini e legumi ai migliori ristoranti di Longyearbyean.

La Polar Permaculture non è altro che un igloo, acquistato da un’azienda che ha base in Alaska e illuminato da una luce rosa, che funziona da serra, un’idea sostenibile per rendere migliore e autonoma questa piccola comunità ai confini del mondo abitato.

Svalbard PermaculturaFotografia di Ottavio Giannella

11. Global Seed Vault, l’arca di Noè del presente

Una delle prime cose che ho visitato alle Svalbard è il Global Seed Vault, una gigantesca arca di Noè che raccoglie sementi da tutto il mondo con lo scopo di preservare la diversità biologica. Si tratta di un deposito sotterraneo che contiene più di 850 mila campioni di semi conservati alla temperatura di -18°C. La scelta di collocare qui questa struttura non è ovviamente casuale. Se dovesse mancare l’elettricità infatti, i semi potrebbero mantenersi alla medesima temperatura per centinaia di anni grazie alla presenza del Permafrost.

Il Global Seed Vault è stato creato nel 2008 e il deposito si trova incastonato all’interno di una montagna. Nel 2015 è arrivata al Vault la prima richiesta di prelievo di semi da parte del Centro Internazionale per la Ricerca Agricola in Aree Asciutte di Aleppo, distrutto dalla guerra in Siria, che nel 2009 aveva assicurato una raccolta di semi di vegetali adatti alle regioni aride proprio all’interno dell’edificio.

Nell’inverno 2016, un’infiltrazione nel tunnel di ingresso ha creato un po’ di scompiglio all’interno del Global Seed Vault, senza però alcun pericolo effettivo per la struttura, come in tanti media avevano invece erroneamente evidenziato e sottolineato. Sono subito cominciati i lavori per la messa in sicurezza dell’edificio, quali l’impermeabilizzazione della porta e del tunnel e lo scavo di un fossato per far defluire l’acqua. Nell’inverno 2019 i lavori sono ancora in corso e non è possibile avvicinarsi all’ingresso.

Svalbard12Luoghi abbandonati

Sono molti i luoghi abbandonati offerti da questo remoto arcipelago ai confini del mondo abitato. Primo tra tutti è la città fantasma di Pyramiden, base mineraria russa abbandonata nel 1998, raggiungibile solo tramite motoslitta in inverno e barca in estate. In passato qui c’erano due scuole, una piscina, un ospedale, un cinema/teatro, varie palestre e un campo da basket. Tutto ciò che serviva alla comunità residente, a maggioranza russa e ucraina, per vivere una vita secondo i canoni sovietici. Le case non erano fornite di cucine poiché si mangiava tutti insieme in una grande mensa in grado di accogliere 200 persone alla volta.

Il momento più prospero per la città di Pyramiden fu tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento, quando si contavano 1000 abitanti e fu persino creata una sede del KGB. Poi nel 1998, forse a causa del crollo dell’URSS e la crisi economica della miniera, tutti furono obbligati a trasferirsi. Solo le case e gli edifici sono rimasti in piedi esattamente come erano allora, dato che si deteriorano difficilmente a causa del gelido clima, quasi fossero ibernate. Ad oggi Pyramiden non è permanentemente abitata, ma continua a vivere soprattutto grazie allo sviluppo turistico che ha permesso di trasformare un edificio dismesso in un hotel.

Ci sono poi le miniere abbandonate nella zona di Longyearbyen. Raggiungerle non è per niente complicato. Proprio sopra il paese, in corrispondenza dell’inizio del percorso trekking che porta sulla cima del Platåfjellet, troviamo ad esempio la base di arrivo dei vagoncini che trasportavano carbone, chiamato Taubanesentrale. Un’altra miniera invece si trova poco fuori la zona di sicurezza, più o meno in prossimità del centro di allevamento husky Green Dogs. Quest’ultima in particolare è stata trasformata per un periodo in un’installazione artistica con luci e giochi di colore. Queste strutture abbandonate sono evocative, forse complice un paesaggio che di per sé suscita emozioni forti, e significative perché raccontano il passato di questa comunità a pochi passi dal Polo Nord.

Longyearbyen in Svalbard13. No alcool, no party

L’alcool alle Svalbard ha una storia molto particolare. Innanzitutto è esente da tasse, quindi qui una pinta di birra costa molto meno che a Oslo. Una lattina da 33cl di birra prodotta localmente costa circa 1,50€. Gli alcolici sono venduti esclusivamente in una zona all’interno al supermercato (solo fino alle 18), con limitazioni di quantità, o nei bar/ristoranti/strutture ricettive (non prima delle 12). In un mese i residenti possono acquistare al massimo due litri di superalcolici, 0,5 bottiglie di vino liquoroso, o 24 lattine di birre. Il vino da tavola invece viene venduto senza limitazioni, semplicemente perché all’epoca questo era consumato dai proprietari delle miniere e non dagli operai.

Ognuno possiede una card su cui vengono annotate le quantità acquistate (escluso ciò che si consuma nei bar e nei ristoranti che non viene conteggiato ma che costa molto di più). Anche per chi viaggia esistono delle restrizioni, così se comprerete delle birre artigianali al supermercato, vi verrà richiesta la carta d’imbarco su cui viene annotato il numero di birre restanti da consumare.

Nonostante questa limitazioni, alle Svalbard esiste una delle più grandi cantine della Scandinavia con più di 1250 bottiglie e venticinquemila etichette diverse. Fino a qualche anno, fa il consumo e la produzione di alcool erano rigidamente controllate a causa di una legislazione del 1929 che evitava che i minatori cadessero nella trappola dell’alcolismo. Da qualche anno le leggi sono cambiate, seppur vi siano ancora adesso alcune limitazioni, e adesso anche le Isole Svalbard hanno un birrificio artigianale, Svalbard Bryggery, che propone diversi tipi di birra e che vanta il titolo di birrificio più a nord del mondo, strappato a quello norvegese della Mack.

Svalbard14. Le persone delle Svalbard

La comunità delle Svalbard è eccezionale e unica nel suo genere. Le storie delle persone che hanno scelto di vivere qui sono sempre interessanti e sopra le righe.

Si tratta di una società multiculturale in cui differenti etnie e culture, circa 43 diverse nazionalità, convivono pacificamente. Il trattato del 1920 stabilisce infatti la sovranità della Norvegia, ma al tempo stesso garantisce agli stati firmatari dell’accordo la possibilità di sfruttamento delle risorse, agevolando i cittadini di queste stesse nazioni a risiedere e lavorare alle Svalbard. Ecco così che incontriamo norvegesi, tedeschi, francesi, italiani, russi, ucraini, cileni e thailandesi. I russi e gli ucraini vivono perlopiù nella zona di Barentsburg (una delle miniere ancora attive) e Pyramiden (che conta però un pugno di abitanti), i thailandesi invece si concentrano a Longyearbyen nel settore del turismo e della ristorazione.

Una delle comunità più ampie delle Svalbard è quella thailandese tanto da parlare di una “Little Thai” di Longyearbyen. Le leggende narrano che il primo thailandese si sia trasferito qui negli anni Ottanta quando un minatore tornò a casa con moglie dopo una vacanza in Thailandia. Con il boom del turismo, e più domanda di forza lavoro, arrivarono sempre più thailandesi, soprattutto donne impiegate nelle strutture alberghiere. Così la comunità è raddoppiata e oggi in città si trovano perfino un alimentari e un ristorante thai.

Alle Svalbard la popolazione è giovane e attiva, non c’è infatti disoccupazione o persone in pensione. Effettivamente ho visto pochissime persone anziane, forse perché climaticamente non è il posto più adatto a questa età (si contano un totale di 43 persone sopra i 65 anni). La regola generale è che per vivere alle Svalbard si abbia un’attività lavorativa che permetta di mantenersi e contribuisca al bene della comunità. Le tasse sono inferiori rispetto alla Norvegia (il 16% rispetto al 28% della terraferma) e non c’è l’IVA. Ecco perché molti stranieri scelgono di venire a vivere ai confini del mondo. I residenti lavorano in ordine di quantità nel settore minerario, turistico e scolastico. Le leggi sull’immigrazione della Norvegia non hanno applicazione alle Svalbard e per questo motivo non si necessita di un visto per poter viverci e lavorarci. C’è da dire però che non si ha diritto ai servizi sociali di assistenza del continente.

Alle Svalbard non si vive per sempre ed è per questo che la comunità appare molto dinamica e aperta allo straniero. Una piccola oasi dove diverse culture e nazioni convivono pacificamente.

LongyearbyenFotografia di Ottavio Giannella

15. L’italiano più famoso delle Svalbard, Stefano Poli

Era il 1995 quando il milanese Stefano Poli, dopo alcuni viaggi in Norvegia, scelse di trasferirsi alle Svalbard, nel profondo Artico, quello della natura incontaminata che ti fa sentire libero. Ha aperto un piccolo tour operator, chiamato Poli Artici, che ogni anno porta moltissimi viaggiatori da tutto il mondo alla scoperta delle meraviglie di questo luogo.

Ma c’è qualcosa di speciale nella storia di Stefano, un progetto che qui ha preso vita e che lo impegna con grande passione. Si chiama North Pole Expedition Museum ed è un museo a due piani dove, tra foto, libri e moltissimi cimeli, si racconta la storia delle esplorazioni polari, soprattutto con mezzi aerei. Nansen, Peary, Cook, Amundsen e molti altri… nessuno manca all’appello delle grandi avventure verso i poli. Sicuramente una tappa imperdibile per gli appassionati del genere, e non solo perché è uno dei musei più a nord del mondo.

SvalbardFotografia di Ottavio Giannella

Gran parte delle fotografie utilizzate per questo articolo, tra cui quella di apertura, sono state scattate dal fotografo Ottavio Giannella durante il suo viaggio invernale alle Svalbard, supportato dal brand fotografico Hasselblad.

Per prenotare escursioni potete contattare il tour operator Hurtigruten Svalbard, mentre per l’alloggio vi consigliamo la Gjestehuset 102. Iscriviti al gruppo Facebook Amici delle Svalbard per avere tutte le informazioni per il tuo prossimo viaggio. 

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Leggi gli altri articoli:

Come organizzare un viaggio alle Svalbard

Cosa fare e vedere a Longyearbyen

In fat bike alle Svalbard

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66 Comments

  • Avatar
    Reply Claudia - Wanderlustblog 27/10/2016 at 10:36

    Eh niente, mi stai facendo venire voglia!!!
    Frà bellissime foto e le curiosità che io amo tanto!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 27/10/2016 at 10:48

      Ciao Claudia, sono felice di farti venire voglia di visitare le Svalbard e spero che con i prossimi articoli io possa trasmettere anche il messaggio di un viaggio sostenibile nell’Artico. Ho un sacco di cose che devo ancora digerire del viaggio. Mi ci vuole sempre un po’. Ma per cominciare un po’ di curiosità non fanno mai male. :)

  • Avatar
    Reply Flavia 27/10/2016 at 10:44

    Ammazza che articolo!! Interessantissimo e poi stuzzica la fantasia! Complimentoni!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:43

      Ciao Fluppa, grazie mille. L’Artico tira fuori il meglio di me e stimola la mia curiosità all’infinito. E adesso ho voglia di ripartire sai. Ma anche tu hai fatto un viaggio bellissimo che spero di poter fare presto anche io. :)

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    Reply Ilaria 27/10/2016 at 12:06

    Ciao!!!bellissimo articolo !! Mi sembra di esserci tornata leggendolo!!! Come ti ho già detto ….posto magico…… e grazie a te in ho scoperto cose in più… la reazione quando dicevo che andavo alle Svalbard è stata la stessa anche per me..”dove?” “Ah ci sono stato…durante la crociera nei fiordi…”…cosa? Ma sono le lofoten…”no no macché!!!sono codeste!!!Sarà che non so dove sono stato???” …infatti!!!!Ahahah
    Comunque sempre bello vedere che non sono l’unica matta

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:49

      Ciao Ilaria, la cosa più interessante è che ci siamo conosciute virtualmente proprio grazie alle Svalbard. Tu sicuramente capisci questo innamoramento per le Svalbard e l’Artico, un luogo che ti lascia delle sensazioni nel cuore e nella mente difficili da cancellare. Ci piacciono le follie e i folli come noi. Ed è bello vedere la faccia della gente quando non sa dove stai andando. Ahahaha!

  • Avatar
    Reply Flavia 27/10/2016 at 12:46

    Wooooowwww!!! leggere questo articolo è stato davvero un piacere! Non conoscevo molti dei dieci punti che hai trattato e quello che mi ha stupito di più è stato quello delle nascite e morti O.o Della “cantina” dei semi ne avevo sentito parlare, ma non pensavo fosse alle Svalbard. Comunque i paesaggi sono pazzeschi, il nulla più totale fa davvero un bell’effetto :) Ok l’aggiungo alla lista delle prossime mete ( spero molto prossime XD)

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:52

      Ciao Flo, mi fa piacere se ho fatto conoscere degli aspetti culturali di un luogo che è davvero magico. Il silenzio, la vastità e un vuoto riempito da una natura stravolgente ti stonano completamente. Ti senti niente ma, al tempo stesso, ti senti tutto. Aggiungila e seguici che daremo altri consigli per vivere queste isole in modo sostenibile.

  • Avatar
    Reply Marco 27/10/2016 at 20:47

    Ciao,
    complimenti, molto bello l’articolo. Racconti in poche parole un posto penso unico al mondo. Io con mia moglie ci siamo stati già due volte, a marzo del 2013 per un tour di tre giorni, come lo definisco io in mezzo al nulla, dormire in una baita poco riscaldata, senza luce e acqua a meno 30 costanti. Poi abbiamo visitato anche Barentsburg e poi a giugno 2015 per correre la (mezza) maratona più al nord del mondo, ed entrambe le volte ci ha fatto vivere delle esperienze uniche. Le Svalbard sono magiche e l’atmosfera che le circonda non ha eguali. Io sono un po’ di parte; amando il grande nord appena possiamo una capatina in Norvegia non c’è la facciamo mancare. Siamo quasi di casa, e personalmente mi considero più norvegese che italiano. Siamo stati anche a marzo di quest’anno ma come spesso capita i giorni a disposizione sono sempre pochi. Hai conosciuto Stefano Poli? Non vorrei fare della pubblicità gratuita, Milanese di nascita oggi vive alle Svalbard con la sua piccola attività che organizza tour brevi o lunghi alle Svalbard e il suo museo, proprio di fronte all’università e museo delle Svalbard. Basta per il momento altrimenti Mi viene voglia di partire. Ciao e a presto. Marco

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:56

      Ciao Marco, mi sembra che conosci molto bene le Svalbard e che le hai vissute in un modo del tutto personale. Ritornare in questi luoghi è facile perché il loro richiamo è intenso. Io sto meditando di fare una capatina anche solo di pochi giorni. Ne ho bisogno davvero prima di un altro grande viaggio artico. Stefano Poli lo conosco virtualmente perché non ho avuto modo di conoscerlo alle Svalbard. Il museo era chiuso quando siamo andati noi a Ottobre. Ma è uno delle colonne portanti del turismo alle Svalbard. Magari la prossima volta lo contatto per fare due chiacchere. Ho in mente alcune cose per le Svalbard. E la prossima volta vorrei andare intorno a Marzo/Aprile quando la neve è più alta.
      Grazie della tua condivisione con noi. Mi fa molto piacere.

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    Reply Beatrice 30/10/2016 at 08:39

    Bellissimo, l’ho letto tutto d’un fiato!
    Non sapevo nulla delle Svalbard, ho tovato quello che hai scritto davvero interessante.
    Un altro posto da aggiungere all’infinita lista dei viaggi :)
    Beatrice

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 07/11/2016 at 18:16

      Ciao Beatrice, le Svalbard sono sicuramente un luogo unico che merita di essere visitato ma soprattutto approfondito. I paesaggi sono di per sé meravigliosi ma la comprensione del luogo non è completa se non si indagano anche aspetti sociali e culturali che definiscono e caratterizzano il tutto. Questo andrebbe fatto per ogni viaggio che si affronta a dire il vero. Comunque aggiungilo alla lista!

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    Reply Lemurinviaggio 06/11/2016 at 17:18

    Ciao, noi non ci siamo ancora stati , ma è un posto che da tempo abbiamo in mente di visitare. Complimenti per l’articolo dai tanti spunti utili. Non vediamo l’ora di leggere i tuoi prossimi articoli sull’argomento!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 07/11/2016 at 18:19

      Ciao Lemuri, le Svalbard mettono curiosità solo per il fatto di trovarsi in cima al mondo. Ma dietro ai paesaggi c’è molto di più e lo scopo di questo articolo era proprio indagare aspetti sociali e culturali che caratterizzano il luogo rendendolo ancora più unico di quanto già sia di per sé. Non nego che ho voglia di tornarci ancora e nel frattempo scrivo qualche altro articolo. :)

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    Reply Valeria 24/11/2016 at 21:50

    Bellissimo! Adoro conoscere a fondo le mete, soprattutto quando si parla di Artico e other-worldly places! Ho appena (ri)letto anche l’altro post, apprezzando il viaggio ad impatto quasi nullo: spero che i tuoi articoli sensibilizzino anche chi questi problemi non se se li è mai posti!

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    Reply Giulio 29/12/2016 at 15:54

    Tanti complimenti per l’articolo! Che fascino deve avere questa terra!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 03/01/2017 at 21:58

      Grazie mille Giulio. L’Artico è meraviglioso e fragile al tempo stesso. Ma è proprio in questi luoghi che percepisci fino in fondo la potenza della natura e del creato. Un’esperienza unica. :)

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    Reply Agnese - I'll B right back 16/03/2017 at 21:24

    Mi è piaciuto tantissimo questo articolo! Non sapevo praticamente niente di questa zona remota del mondo, e devo ammettere che capisco bene le persone che la trovano immensamente affascinante nonostante l’asprezza dei paesaggi! Questa cosa di andare in giro con i fucili mi lascia a metà tra il divertito e l’inquieto ehehe

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:23

      Grazie Agnese. L’Artico, a mio avviso, non è un luogo semplice da comprendere. A molti potrebbe sembrare infatti scarno, semplice e crudo. Ma poi trova sempre il modo di meravigliarti e di entrarti dentro. Anche a me faceva strano all’inizio. Ammetto di avere fatto un paio di escursioni con la sensazione che da un momento all’altro potesse apparire un gigantesco orso dietro di noi. Ma forse perché mi avevano raccontato delle storie qualche ora prima. :)

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    Reply Loredana Amodeo 17/03/2017 at 00:48

    C’è i motivo per cui evito di leggere i blog di viaggi. Il mio sogno più grande è quello di girare il mondo, ma al tempo stesso il mio rammarico più pressante è quello di non essermelo mai potuto permettere. E allora quando incrocio post come quello appena letto, cara Gogo, mi si riempiono gli occhi di lacrime e il cuore di stupore. Viaggiare dovrebbe essere garantito per legge, a tutti! Un mondo così bello non può rimanere sconosciuto ai più. Grazie per avermi fatto conoscere questo angolo di paradiso, hai descritto tutto nel dettaglio e quasi mi sentivo lì; forse voi travel blogger dovrei iniziare a seguirvi di più. ☺
    Loredana

    Ps. Proprio mentre pensavo che mi sarebbe piaciuto sapere come sono gli abitanti del luogo e se ci sono dei giovani, ecco che giungo al tuo punto 10! Complimenti, questo sì che è un “travel post” con i contro fiocchi (e nel tuo caso a maggior ragione! I fiocchi …i fiocchi di neve…)

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:20

      Loredana, hai detto una grande verità. Viaggiare dovrebbe essere alla portata di tutti (negli ultimi anni lo è diventato) e magari potrebbero pure insegnarlo a scuola. Un’esperienza così formativa credo non esista. Ogni volta che viaggio ringrazio Dio per avermene dato la possibilità. Non è scontato per niente e me ne rendo conto. Una cosa che amo quando viaggio è indagare anche gli aspetto sociali del luogo e conoscere le persone che vi abitano. Un valore aggiunto al mio viaggio.

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    Reply Daniela 17/03/2017 at 10:21

    Una cosa è certa: non ci potrei mai vivere! Ma solo per la birra, non per altro! Scherzi a parte, io ci volevo andare questa estate ma dopo un’attenta valutazione abbiamo deciso di rimandare a quando nostro figlio (che ad agosto avrà 2 anni) sarà un pochino più grande, quantomeno per muoverci senza il passeggino. La guida è ottima comunque e me la salvo!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:15

      Quando abbiamo scoperto delle limitazioni sulla birra, ci stavamo per disperare. Poi abbiamo fatto un conto e abbiamo capito che avremmo comunque avuto la nostra razione giornaliera. Tra l’altro la loro birra artigianale è buonissima. Me ne sono portate 5 lattine a casa ma non ho mai il coraggio di aprirle. Sicuramente senza il passeggino è meglio visto che le strade asfaltate sono pochissime!

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    Reply La Folle 17/03/2017 at 15:55

    Quindi niente gatti, niente alberi e non si può desiderare di farsi sotterrare tra i ghiacci. Beh, mi pare davvero un bel posto, molto accogliente! Lol XD

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:13

      Totalmente fuori di testa! E poi ci sono stazioni di ricerca a ogni angolo…mi sembrava di essere in Lost!

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    Reply Lucialesley 17/03/2017 at 18:08

    Che figata!!! Scusa…ma mi sembra la parola migliore! Probabilmente io avrei fatto parte di quella fetta di amici che ti avrebbe guardata con un grande punto interrogativo sulla faccia se mi avessi detto “sai, in autunno vado alle isole Svalbard”! Invece cavoli guarda che posto…gli animali, i paesaggi, le persone e la cultura,, lasciano a bocca aperta! Poi l’idea di andare a farsi un giro in bici col fucile in spalla, credo sia la cosa più lontana dalla mia realtà, quindi la adoro ;)!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:12

      Ahahaha hai ragione, me lo sono detta pure io mentre ero in viaggio. Ormai mi sto abituando al fatto che, ogni volta, le persone mi guardino incredule per la destinazione del mio prossimo viaggio! Riesco sempre a stupirli. Poveri amici miei.

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    Reply Francesca 18/03/2017 at 20:19

    Bellissimo articolo e foto stupende. Sconoscevo praticamente tutto di questa zona ma è da vedere almeno una volta nella vita secondo me, le tue foto fanno venire voglia di partire *.*

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 22/03/2017 at 23:11

      Grazie Francesca. Era un piccolo sogno che volevo realizzare. Alla fine mi sono innamorata!

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    Reply AGNIESZKA STOKOWIECKA 18/03/2017 at 22:39

    Wow, quante curiosità! Non avevo idea di tutto ciò, la Norvegia non era tra i miei paesi preferiti :), ma dopo il tuo articolo l’isola di Svalbard lo diventerà. E’ davvero molto interessante questa isola, il tuo articolo mi conferma che i posti piccoli, sperduti e difficili da raggiungere e vivere alla fine sviluppano delle caratteristiche e specificità tali da renderli unici, utilizzando ciò che hanno a loro disposizione. Loro dal permanfrost hanno preso il meglio che si poteva e hanno creato un posto unico. Complimenti per l’articolo, davvero molto interessante.

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    Reply Paolo Cadeddu 23/05/2017 at 12:18

    Ciao,capito nel tuo blog dopo averti sentito a radio deejay e son da ieri mattina che aspettavo un attimo libero x scriverti la mia ammirazione x il viaggio in questo posto incantevole….sono affascinato da sempre x i viaggi nel grande freddo con tutte le problematiche che ne comporta….ma non solo,mi piacciono i viaggi estremi….cmq fondamentalmente ti scrivo xke’ a parte in Islanda terraferma non mi son mai spinto oltre cosa che entro 2 anni vorrei fare…devo decidere solo dove se in Europa oppure spostarmi nel grande nord del Canada….ancora tanti in bocca al lupo x il tuo prossimo viaggio in Siberia dove mi sembra di aver capito stai organizzando..

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 28/05/2017 at 14:12

      Ciao Paolo, grazie per i complimenti! Le mete artiche sono la mia passione da molto tempo e spero di riuscire a visitarlo nella sua interezza. Le Svalbard sono molto accessibili anche da un punto di vista economico (di più rispetto alla Groenlandia ad esempio), dunque ti consiglio di farci un pensierino. Il Canada del Nord piace molto anche a me e ho già un paio di itinerari pronti. La Siberia potrebbe essere la prossima meta…anche se ne ho un’altra che mi sta tentando, ovviamente sempre al Nord e sempre al freddo. :)
      Gogo

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 09/06/2017 at 22:25

      Ciao Paolo, grazie mille per i complimenti. Sono contenta che un viaggiatore che ama il grande freddo come te abbia apprezzato il mio intervento. L’Islanda è meravigliosa e ci torneremo a Settembre per un altro grande on the road. Il Nord del Canada lo punto da tempo, così come la Siberia. Ammetto di essere un po’ indecisa ancora. Comunque se vuoi spingerti nel Nord senza spendere un patrimonio, ti consiglio le Isole Svalbard. I voli non sono costosissimi al momento e il posto merita davvero. Nel nostro blog trovi un po’ di informazioni.

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    Reply Dario Manfrinati 12/06/2017 at 08:21

    Ciao! Veramente tanti complimenti per l’intero sito internet. Ben strutturato e molto interessante!
    Stavo cercando informazioni in vista del mio viaggio alle Svalbard questo luglio e il tuo blog è la fonte di informazioni più completa che abbia trovato nel web! Mi hai tolto tanti dubbi e soddisfatto tante curiosità… e me ne hai fatte nascere altrettante ;-)
    Se durante la mia permanenza riuscirò a fare degli scatti significativi, sarò felice di mandarteli nel caso ti servissero per il tuo blog.
    Complimenti ancora!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 13/06/2017 at 12:20

      Ciao Dario, grazie mille per i complimenti. Ci fa moltissimo piacere. Effettivamente sul web siamo gli unici ad aver scritto qualcosa di esaustivo sulle Svalbard. Abbiamo altri articoli che usciranno nei prossimi mesi su alcune escursioni che abbiamo fatto. Sono un luogo magnifico e a tratti surreale. Spero di tornarci presto, ovviamente in un’altra stagione. Inviaci qualche scatto quando torni che ci farebbe molto piacere. Tra l’altro abbiamo anche una rubrica sulla pagina Facebook. Ogni martedì raccontiamo qualcosa sul nostro viaggio alle Svalbard (curiosità, consigli e altro). Per qualsiasi informazione o dubbio, scrivici! Grazie ancora!

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    Reply giuseppe 01/09/2017 at 17:08

    Ciaooo ,ho 1 bambina di anni 11 , puo partecipare ad 1 viaggio su queste isole? Sono appena ritornato da nordkapp e ho visto qualche depliandt, ma secondo te quanto tempo basta per visitarla abbastanza?

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 03/09/2017 at 14:31

      Ciao Giuseppe, sono luoghi un po’ particolari, ma credo che nella stagione giusta possano essere interessanti anche per una bambina di 11 anni. Magari a inizio estate, quando le temperature sono un po’ più alte rispetto la media invernale. Eviterei le escursioni trekking in quanto il terreno è molto scivoloso e accidentato. Ma ce ne sono comunque altre adatte e interessanti. Alle Svalbard si imparano moltissime cose e credo che un bambino riuscirebbe a vedere con i suoi occhi questioni che solitamente vengono affrontate a scuola (vedi i fossili, le miniere, la tundra, gli animali artici).
      Se hai bisogno di altre informazioni, chiedici pure.
      Gogo

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    Reply giuseppe 06/09/2017 at 17:49

    grazie ….molto soddisfatto della risposta

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 06/09/2017 at 19:22

      Prego. Se hai altre domande, scrivici pure. Io ho tantissima voglia di tornare alle Svalbard. :)

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    Reply alma 07/09/2017 at 19:44

    ciao,
    sto organizzando un viaggio in autonomia alle Svalbard per fine ottobre della durata di 3 o 4 notti con l’intenzione però di rivolgermi alle agenzie locali (anche prima della partenza) per prenotare delle escursioni. Leggo che tu ci sei stata in ottobre, ma in quale periodo del mese? perchè vedo le fotografie ancora con molta luce. Dal 28 ottobre iniza la notte artica, ma credo che per alcune ore del giorno ci sia la luce crepuscolare, …..o mi sbaglio?? Mi sapresti poi dare qualche consiglio sulle escursioni da fare, da non perdere? anche un nome dell’agenzia o guida turistica!
    grazie davvero per le risposte che mi darai!!!
    alma

    grazie per

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 01/10/2017 at 22:16

      Ciao! Noi siamo stati una settimana a inizio Ottobre e dopo due settimane sarebbe cominciata la notte polare.
      Ti segnalo le escursioni che a mio avviso sono interessanti:
      Longyearbyen in a nutshell – Sightseeing with a local expert
      Closed Rib boat to Pyramiden
      FatBike – Biking to Endalen and Mine 5
      Nordlys-cruise to Barentsburg
      Hike in Glacier Landscape to the summit of Sarkofagen
      Qui trovi tutta la lista giorno per giorno:
      http://www.visitsvalbard.com/en/Frontpage
      Vai sulla home del sito dell’ente del turismo delle Svalbard e a sinistra trovi una tabella dove puoi inserire le date e cercare le escursioni.
      Saluti
      Gogo

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    Reply Nicolò 08/10/2017 at 10:31

    Ciao!! Gran bell’articolo!!!! Dopo Islanda e Faroe penso di essere pronto per la grande Norvegia+Svalbard!!! E dato che non riesco ad appassionare la mia ragazza, come al solito farò tutto da solo!! Questo é stato il primo articolo che ho letto sulle Svalbard quindi era obbligatorio ringraziarti!!!! Ciaooooo

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 08/10/2017 at 10:43

      Ciao Nicolò, grazie a te per lasciarci questo bel commento. Ci fa davvero piacere che qualcuno possa trovare utile i nostri contenuti e partire alla scoperta dei questi luoghi meravigliosi. Le isole Faroe sono nella nostra lista. Tu quando le hai visitate? Sulle Svalbard usciranno presto nuovi articoli.
      Ciao!
      Gogo

  • Avatar
    Reply Rosy 12/12/2017 at 12:23

    Ciao ho letto questo articolo senza interruzioni, mi hai fatto venire tanta nostalgia. Sono stata in Norvegia 2 volte sia in inverno (magica) che in estate(affascinante) la natura selvaggia mi appassiona e la fauna la adoro, a vedere le tue foto mi sembra, in alcuni paesaggi, di rivedere l’Islanda, altra terra meravigliosa. Si il Grande Nord mi ha conquistato ed ora non riesco a non pensare al prossimo viaggio. Terrò sicuramente presente le isole Svalbard, le Faroe la Finlandia, che non ho ancora visitato e perchè no la Goenlandia.
    Un saluto complimenti
    Rosy

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 14/12/2017 at 16:58

      Ciao Rosy,
      Sicuramente ci sono dei punti di contatto tra questi territori artici e l’Islanda. Ognuno dei posti che abbiamo visitato ci ha affascinato, lasciandoci però sensazioni diverse, e ci ha fatto innamorare del Grande Nord. Possiamo dire che abbiamo una vera e propria ossessione per questo Nord. Le Isole Faroe e la Finlandia sono nella nostra lista e speriamo di visitarle presto. Ti auguriamo che tu possa presto realizzare un bellissimo viaggio nei posti che ci hai menzionato. Se hai bisogno, siamo disponibili per fare due chiacchiere insieme.
      Gogo

  • Avatar
    Reply Paola piva 16/12/2017 at 02:13

    Bellissimo articolo!
    Ci andró l’anno prossimo ma sono indecisa sul periodo. Notte Polare o un po’ di luce crepuscolare? Quindi dicembre o metà ottobre inoltrata? C’è ancora tempo ma già non sto nella pelle!!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/12/2017 at 08:03

      Ciao Paola, occorre fare un po’ di considerazioni in merito per prendere la giusta decisione. La notte polare è indubbiamente un’esperienza unica, da fare almeno una volta nella vita, ma è anche vero che con tutto quel buio si perde molto del meraviglioso paesaggio artico. A Dicembre saresti proprio nel clou della Notte Polare. Forse per la prima volta consiglierei un periodo con più luce, giusto per renderti conto di dove sei. Ottobre, anche le settimane prima che cominci la notte polare, è un ottimo mese per i colori tenui che ci sono. Altrimenti c’è il periodo di alta stagione di fine febbraio/primi di Marzo quando il sole fa nuovamente capolino, il cielo si tinge di meravigliosi colori crepuscolari e ci sono un sacco di eventi per celebrare questo ritorno. :)
      Ovviamente attendiamo di saperne di più sulla tua scelta, e rimani connessa perché nella prima parte del 2018 ci saranno novità sulle Svalbard.

  • Avatar
    Reply Homo Sapiens 27/12/2017 at 21:05

    Bell’ articolo,.. Pensa che a me piacciono i posti fuori dal mondo! Tanto per dirne una avevo scoperto l’isoletta di Castelrosso, nell’ Egeo, quando non ci andava nessuno e ovviamente molto prima che ci arrivasse Salvatores a girarci “Mediterraneo”…
    Ma qui ho una domanda importante per l’autore…
    Se io e la mia fidanzata indonesiana volessimo trasferirci alle Svalbard e aprire là un ristorante indonesiano, che chance di successo avremmo mai? La mia fidanzata è bravissima, ma non riesco a capire che clientela ci potrebbe mai essere lì… Come fanno gli altri ristoranti? E per l’approvvigionamento delle materie prime (gli ingredienti): come funziona?
    Che investimenti iniziali (locali, procedure, autorizzazioni.. ecc.) occorrono?
    Inoltre, c’è il rischio che gli orsi bianchi, attratti magari dail’odore dei rifiuti, si avvicinino agli umani e sbranino me e la mia fidanzata? Non si può certo vivere sempre col fucile in mano.. Che vita sarebbe?.

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 07/01/2018 at 08:32

      Ciao Domenico, vivere alle Svalbard non è sicuramente un’esperienza per tutti. Le difficoltà climatiche, l’isolamento e un inverno che si fa sentire sono tra i primi elementi da valutare. C’è anche da dire però che qui la comunità è molto accogliente e salda. Sinceramente non so fornire risposta a tutte le tue domande dato che non vivo alle Svalbard ma le visito soltanto. Ti posso dire che c’è già un ristorante etnico e ciò è dovuto alla presenza nella comunità di persone proveniente da alcuni paesi della zona del sud-est asiatico. Le possibilità di essere sbranati da orsi non sono così alte dato che non è frequente che si avvicinino al centro abitato e, di solito, sono monitorati. Sarebbe sicuramente una vita ai confini del mondo, con i suoi pro e i suoi contro. :)

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    Reply beppe 04/01/2018 at 20:36

    WOW, ha proprio reso l’idea!!!! SEI GRANDE!!! L’ho trovato navigando un pò e visto che ci vado a fine maggio inizio giugno è stato utile. Come me ami i posti freddi e con contrasti da paura!!! Grazie Beppe

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 07/01/2018 at 08:27

      Ciao Beppe, grazie per i complimenti. Le Svalbard ti sapranno stregare e affascinare come si deve. Il periodo che hai scelto è buonissimo tra l’altro. Comunque resta connesso con il blog perché arriveranno altri articoli e altre novità a tema Svalbard. :)

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    Reply Travel Gudu 09/01/2018 at 21:17

    Ciao! Noi abbiamo in programma di partire a marzo per un viaggetto in motoslitta alle Svalbard: splendido il tuo post, ci hai incuriosito e insegnato un bel po’ di cosette! Continueremo a leggerci il tuo bel blog
    Bellissima anche l’iniziativa Artic Lover, presto avremo anche noi una storia artica da raccontare!!!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 20/01/2018 at 16:11

      Ciao! Marzo alle Svalbard è un periodo perfetto per i colori, il ritorno del sole e il paesaggio innevato. Quando andrete di preciso? Ovviamente scriveteci quando siete di ritorno e condividete con noi qualche fotografia. Grazie per i complimenti!

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        Reply Travel Gudu 24/01/2018 at 16:12

        Partiremo il primo marzo e torneremo il 5, breve ma intenso!!!

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    Reply Alessia 10/01/2018 at 16:53

    Ciao, un consiglio sulla durata del viaggio. Quanto è preferibile stare? periodo fine giugno, 7 giorni pieni sono tanti?
    Grazie Alessia

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 20/01/2018 at 15:54

      Ciao Alessia, io sono stata 7 giorni pieni e ho avuto modo di vivere con tranquillità il mio viaggio alle Svalbard. Sono riuscita a farmi tutte le escursioni che volevo e ad avere del tempo libero per esplorare la quotidianità al 78° parallelo. Molte persone vengono alle Svalbard per una toccata e fuga di 3 giorni, passando prima o dopo da Tromso. Per me meritano una settimanetta intera! Presto altri contenuti sulle Svalbard!

      • Avatar
        Reply Alessia 21/01/2018 at 23:03

        Perfetto grazie allora sui giorni ci siamo:). Ma andare in giro con il fucile non è obbligatorio giusto?
        Grazie Alessia

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    Reply Erica Taggiasco 03/02/2018 at 19:20

    Dopo aver letto questo articolo , le Svalbard sono entrare ufficialmente nella mia lista dei desideri. Di sicuro tenterò di organizzare un viaggio in questo posto così desolato e fantastico. Ti ringrazio.
    Erica

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 11/02/2018 at 20:20

      Ciao Erica, a noi le Svalbard hanno lasciato qualcosa di profondo. L’Artico non è forse per tutti ma è sicuramente un angolo di mondo del tutto particolare e affascinante, sia per i paesaggi che per le storie. Quando avrai bisogno di aiuto, scrivici ovviamente. :)

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    Reply francesco 06/02/2018 at 18:16

    Ho trovato questo articolo molto interessante, e l’ho particolarmente apprezzato perchè ho visitato questi luoghi con la famiglia in occasione di una crociera ( costa ne fa una soltanto l’anno che raggiunge le svalbard in luglio).
    Il quel periodo ( luglio) la navigazione è agevole e i panorami sono straordinari, non so in altri periodi, che immagino molto più freddi. Ho trovato molto pittoresca la Chiesa, che mia moglie non ha mancato di obbligarmi a visitare.
    Ho avuto anche la fortuna di visitare la vicina Alesund, sperdutissima e minuscola.
    MA il ricordo più vivido riguarda una escursione con le scialuppe di salvataggio: ci hanno portati fino a terra navigando in mezzo agli iceberg, sbarcando in una terra totalmente disabitata dove le sterne artiche ci hanno ” assalito” in difesa del loro territorio………..
    Quanti ricordi avete con questo post risvegliato………………..
    Grazie

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 11/02/2018 at 20:09

      Ciao Francesco, grazie per il tuo commento. Ci fa molto piacere che il nostro articolo abbia scaturito dei bellissimi ricordi in te. Le Svalbard sono un posto che difficilmente si spiega a parole, dando vita a una fascinazione che dura a lungo anche dopo il viaggio. Noi speriamo di tornarci presto per vederle in un’altra stagione dell’anno. Devo dire che ci interessano davvero tantissimo. Usando un noto cliché, posso dire che ci abbiamo lasciato il cuore davvero.

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    Reply Annalisa - Satelite Forever Orbiting 19/03/2018 at 11:45

    Bellissimo articolo e davvero interessante. Sono rimasta a bocca aperta ad ogni parola… è proprio un mondo incredibilmente diverso da noi. Ho visto un documentario proprio poco tempo fa sul Global Seed Vault e già allora ne ero rimasta affascinata. Dopo il tuo articolo inizierò a controllare i voli per visitare questo incredibile posto, ma come hai scritto tu, prima bisogna studiare un bel po’! Sono posti che è meglio visitare dopo averli compresi, che cercare di comprenderli durante il viaggio, perchè durante il viaggio devi solo avere la mente libera per goderti questi paesaggi straordinari!

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    Reply Anna 27/11/2018 at 15:15

    io però non ho capito quando ci siete stati

  • Avatar
    Reply remo talamoni 15/01/2019 at 14:38

    Che bello e che meraviglia il tuo racconto ! Nel 2017 abbiamo fatto con Msc una crociera nei fiordi , nel 2018
    altra crociera fino Capo Nord, ora , dopo il tuo racconto, sogno un bel giro in autonomia fino alle isole Svalbard ma mia moglie non vuole partecipare, sembra intenzionata a mandarmi da solo, cercherò di organizzarmi al meglio, io non ho paura-

    • Spiccando il Volo Travel Blog
      Reply Spiccando il Volo Travel Blog 19/04/2019 at 09:21

      Ciao Remo,

      La crociera sui fiordi è un’esperienza che vorrei fare. Immagino sia molto bello vedere quelle zone dal mare. Potreste optare per un’altra crociera in partenza da Longyearbyen nel periodo estivo. Magari tua moglie gradirebbe di più questo tipo di viaggio. Guarda sul sito di Hurtigruten Svalbard che ne hanno svariate!

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