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Le sindromi del viaggiatore

27/02/2014

Partiamo dal presupposto che il viaggio non è soltanto un’esperienza fisica ma un vero e proprio percorso interiore e mentale. E può succedere che, visitando un luogo, lo stupore e la fascinazione si leghino a doppio filo con un profondo senso di turbamento emotivo. Ecco allora le cosiddette sindromi del viaggiatore. La più conosciuta è la sindrome di Stendhal, dal nome dello scrittore francese che provò questo particolare turbamento visitando le città italiane all’epoca del Grand Tour. Essenzialmente consiste in una sensazione di malessere acuto provocata dall’eccesso di bellezza del luogo che si sta visitando. I sintomi sono tachicardia, vertigini, capogiro, confusione e allucinazioni.

“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.” – disse Stendhal visitando Firenze.

La sindrome di Gerusalemme è simile a quella di Stendhal ma è piuttosto legata all’ambito religioso. Si manifesta in improvvisi profondi sentimenti religiosi e accenni visionari. Potremmo pensare a una sorta di fanatismo mistico/religioso. In realtà la questione è più seria di quel che appare. Pensate che nell’ospedale psichiatrico di Gerusalemme, ogni anno, vengono ricoverati in media circa duecento visitatori che improvvisamente si sono creduti Gesù, Mosè, Maddalena e così via. Il fascino secolare della città santa non smette di fare colpo!

Un’altra sindrome che colpisce i viaggiatori è quella che ha a che vedere con la  più romantica città europea, Parigi. Ma non abbiate paura di visitarla…tale sindrome sembra colpire principalmente i turisti giapponesi. In questo caso il turbamento non deriva dall’eccessiva bellezza o da motivi di carattere religioso, quanto piuttosto dalla cocente delusione di una città ben diversa dall’idea romantica e pittoresca che ci si era costruiti. E in questo senso il film Il meraviglioso mondo di Amélie non è certo stato di aiuto.

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