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Longyearbyen: Cosa vedere e fare nel centro abitato più a nord del mondo

20/01/2017

Longyearbyen è il centro abitato più a nord del mondo, con pochi abitanti provenienti da tutto il mondo, a una latitudine di 78° Nord e a circa 966 chilometri dal Polo Nord. Il paese fa parte dell’arcipelago delle Isole Svalbard e si colloca sull’isola principale chiamata Spitsbergen, esattamente affacciato sull’Adventsfjord creatosi dall’incontro tra il fiume Adventdal e quello che viene chiamato Isfjords (fiordo di ghiaccio).

Longyearbyen fu fondata nel 1906 dall’americano John Longyear che qui gettò le basi per una compagnia mineraria chiamata Arctic Coal Company. Inizialmente si trattava di un piccolo villaggio di minatori e fu chiamata “città di Longyear”. Oggi il suo nome è Longyearbyen, traduzione in lingua norvegese dell’espressione sopracitata. Nonostante la sua posizione sulla cima del mappamondo, le temperature di Longyearbyen non sono così fredde come si potrebbe pensare, grazie alla corrente del Golfo che mitiga il clima. In inverno, ad esempio, raramente si scende sotto i -20°C. Qui si può sperimentare l’ebbrezza del sole di mezzanotte in estate o della notte polare in inverno. Solo a questa latitudine infatti i due fenomeni si svolgono nella loro interezza e completezza.

Longyearbyen Alle Isole Svalbard sono stata in Ottobre e ho passato 7 giorni a Longyearbyen, base di partenza per tutte le escursioni, avendo modo di conoscerla da un punto di vista paesaggistico ma anche culturale. In autunno il ritmo è più rilassato rispetto all’estate, e non è difficile entrare in contatto con i residenti, molto accoglienti e pronti a raccontarti della loro vita ai confini del mondo. Longyearbyen è piccola e a qualcuno potrebbe calzare troppo stretta. Ma è pittoresca, circondata su tre lati dalla montagna e per uno dal Mar Glaciale Artico. Me lo sono chiesto più volte come dev’essere vivere a Longyearbyen, e non nascondo che mi piacerebbe sperimentare un’esperienza di questo genere. Per il momento, posso consigliare di spendere almeno qualche giorno alle Svalbard per riuscire ad assaporare almeno un po’ la quotidianità di chi vive al 78° parallelo Nord.

Longyearbyen: Cosa vedere e fare nel centro abitato più a nord del mondo

SvalbardCosa vedere a Longyearbyen, il paese più a nord del mondo

A Longyearbyen c’è tutto. Il piccolo centro abitato più a nord del mondo infatti ha l’indispensabile per condurre una vita “normale” al Polo Nord. Duemila abitanti di 30 diverse nazionalità popolano questa piccola cittadina che non si fa mancare proprio nulla. Qui infatti ci sono un asilo, una scuola, l’università, un chiesa, il supermercato, la banca, l’ufficio postale, ristoranti, pub, una discoteca e anche la più grande cantina di vino della Scandinavia.

Le strade alle Svalbard non sono identificate con nomi bensì con numeri. Sarebbe stato carino percorrere “via dell’Orso Polare” o “piazza Roald Admunsen”; per orientarsi invece si usano numeri e indicazioni che riguardano ad esempio il colore della casa o ciò che gli sta vicino. In fondo le case non sono moltissime, e con un po’ di attenzione si riesce a trovare tutto. Ricordo la titolare della guesthouse in cui alloggiavamo spiegarci come arrivare a casa sua. Ero un po’ perplessa ma alla fine ce l’abbiamo fatta.

Longyearbyen A causa del permafrost (terreno ghiacciato fino a 40 metri di profondità), che si scioglie in estate quando il termometro sale sopra lo zero, le case vengono costruite su dei trampolini che le rendono sopraelevate rispetto al terreno. Le tubazioni non sono interrate, per evitare che si congelino, e il riscaldamento è centralizzato per tutto il villaggio. Le case, alcune di legno e in genere colorate, si susseguono una dopo l’altra e, fuori da queste, motoslitte, auto e biciclette. Sulla via principale si trovano molti negozi per fare shopping e il supermercato più a nord del mondo. Qui potrai fare la spesa (anche se frutta e verdure costano un occhio della testa) e comprare souvenir o alcolici. Le Svalbard sono area tax-free per cui in certi casi può essere conveniente fare acquisti. Fai attenzione agli orari di apertura e chiusura dei negozi.

SvalbardLongyearbyenLa chiesetta, posta in posizione sopraelevata, è di orientamento luterano. In questo edificio, non solo si celebrano le funzioni religiose, ma ci si ritrova anche due sere a settimana (martedì e giovedì) per bere tè insieme e chiaccherare. Poco dopo la chiesa si trova il vecchio cimitero con sette croci bianche a simbolo dei 7 uomini defunti nel 1918 a causa della febbre spagnola.

A Longyearbyen ci si può spostare a piedi, in bicicletta o con il taxi. Noleggiare un’auto sinceramente ha poco senso e, infatti, la maggior parte delle auto che si vedono transitare sono dei residenti. Moltissimi utilizzano la bicicletta, e non solo quando fa caldo ma anche quando le condizioni meteo non sono così clementi. Noi, ogni giorno, camminavamo circa 6 chilometri per andare e tornare dal centro alla guesthouse. Non è una lunga distanza, ma spesso la percorrevamo con gli zaini carichi della spesa e il gelido vento artico sulla faccia.

LongyearbyenIn autonomia, si possono fare delle belle passeggiate lungo la strada che dalla chiesa arriva fino alla fine del sentiero (passando dal vecchio cimitero) oppure nella zona del fiordo. Invece per uscire dalla zona di sicurezza ed esplorare i dintorni di Longyearbyen, consigliamo il tour di due ore di Svalbard Maxi Taxi che prevede soste fotografiche e spiegazioni. Se sarete fortunati (noi lo siamo stati), potrete avere come guida l’ormai famoso Viggo Antonsen. Il signor Viggo ha recentemente partecipato al documentario della BBC “Life on the edge” ambientato appunto alle Isole Svalbard. Credo che a Longyearbyen non esista uno storyteller più capace di lui. Vive sull’isola di Spitsbergen da moltissimo tempo, ne conosce perfettamente la sua storia e gli aneddoti più improbabili. Il suo punto di vista è divertente e mai scontato. Due ore passano veloci e, alla fine del tour, si esce con una panoramica approfondita delle Svalbard e di Longyearbyen. Alcuni dei luoghi citati in questo articolo li abbiamo visitati grazie al tour di Svalbard Maxi Taxi e altri con Fat Bike Spitsbergen.

LongyearbyenLongyearbyen Le passeggiate sul fiordo

Nelle mezze giornate in cui non sono programmate escursioni guidate, consiglio di avventurarsi in autonomia un po’ fuori dal paese. Non sto dicendo di oltrepassare la zona di sicurezza, ma semplicemente di passeggiare lungo il fiordo fino ai cartelli degli orsi polari che indicano l’inizio dell’area in cui è necessario il fucile. Si scende da Longyearbyen, in direzione dell’università, e si arriva fino al mare. Davanti si hanno le montagne, non così aguzze, e ricche di rocce di differenti epoche, e quello che viene chiamato “isfjorden”. Questo fiordo è il secondo fiordo più lungo della Norvegia, dopo il celeberrimo Sognefjord, e anche uno dei più lunghi del mondo. All’altezza di un concessionario di motoslitte si può  scendere sulla riva per rilassarsi godendosi il tramonto che fa da sfondo alle montagne color antracite.

Longyearbyen Longyearbyen Il cartello degli orsi polari

La fotografia al cartello degli orsi polari è la cosa più turistica da fare a Longyearbyen. Ma in fondo perché non farla? Cartelli così effettivamente non ne avevo mai visti. Al cartello siamo arrivati due volte, una con Svalbard Maxi Taxi  e l’altra con Fatbike Spitsbergen. Questo cartello indica la fine della zona di sicurezza, quella in cui si può transitare senza il pericolo di incrociare orsi polari. Da qui in poi invece occorre obbligatoriamente essere muniti di petardi e fucile. La legislazione prevede che, prima di sparare a un orso, si debba tentare di spaventarlo con petardi e razzi per allontanarlo.

Longyearbyen Le miniere

Se prima l’attività mineraria rappresentava il fulcro della vita a Longyearbyen, oggi questa si è spostata in altre zone dell’isola per lasciare spazio ad attività commerciali e turistiche. Ma di essa c’è ancora traccia un po’ dappertutto, ed è importante per conoscere la storia di questo arcipelago e di Longyearbyen.

L’estrazione mineraria cominciò alle Svalbard agli inizi del Novecento e fu l’unica attività commerciale a sopravvivere, con alcuni momenti di stop, per oltre cento anni. Tutto ebbe inizio quando nel 1906 l’americano Longyear dette vita alla prima miniera grazie al lavoro di 40 minatori. Si tratta della miniera 1A, detta anche “degli americani”, distrutta nel 1920 da un’esplosione che provocò la morte di 26 minatori.

La miniera numero 2 fu creata dagli americani nel 1913, divenendo attiva però solo nel 1921 quando la Miniera 1 esaurì la sua attività. A causa della guerra, nel 1941, la produzione di carbone cessò del tutto e Longyearbyen fu evacuata. La città fu poi completamente distrutta nel 1943 dai tedeschi e ricostruita successivamente. Il conflitto mondiale arrivò fino alle Isole Svalbard poiché il mare di Barents rappresentava un punto strategico significativo visto che da qui transitavano gli aiuti degli alleati occidentali all’Armata Russa. Nel 1946 tutto tornò alla normalità e fu creata la nuova area di Nybyen (in norvegese “nuova città”) composta da 5 edifici che ospitavano 72 minatori. Oggi questi stessi edifici sono stati trasformati in alloggi per i turisti. La Guesthouse 102, dove ho alloggiato nel mio viaggio alle Svalbard, era un tempo residenza dei minatori.

Longyearbyen LongyearbyenLa miniera 5 invece si trova poco fuori Longyearbyen, sulla strada che va verso il vecchio aeroporto e l’allevamento di cani Husky Green Dog. Noi ci siamo arrivati in bicicletta partendo dal centro del paese, durante un’escursione con le fat bike. Questa miniera è ben conservata e si raggiunge con meno fatica rispetto alle altre due sopra menzionate. L’unico problema è che si trova oltre la zona di sicurezza, dopo il cartello degli orsi polari, e per questo motivo occorre essere accompagnati da una guida o muniti di fucile per poterci arrivare.

Longyearbyen Longyearbyen Altro luogo legato all’attività mineraria, ma che si riesce invece a raggiungere senza problemi, è la base della funivia su cui viaggiavano i vagoncini del carbone provenienti da tre diverse miniere. La chiamano Taubenesentralen e serviva a trasferire il carbone al porto o nel magazzino dove veniva raccolto. La struttura è sopraelevata ed è interessante dal punto di vista architettonico. Da lì si ha la vista su tutta Longyearbyen.

Miniera 1A (American Mine) attiva dal 1906 al 1920
Miniera 1B attiva dal 1938 al 1958
Miniera 2A attiva  dal 1921 al 1968
Miniera 2B (Santa Claus Mine) attiva dal 1937 al 1968
Miniera 3 attiva dal 1931 al 1996 – (visite guidate con Svalbard Wildlife)
Miniera 4 attiva dal 1966 al 1970
Miniera 5 (nella zona Endalen) attiva dal 1959 al 1972
Miniera 6 (tra Todalen e Bolterdalen) attiva dal 1969 al 1981
Miniera 7 attiva dal 1972 a ora (visite guidate con Svalbard Explorer

* visitate sia con Svalbard Maxi Taxi che Fat Bike Spitsbergen

Longyearbyen SvalbardAntenne radar e stazioni satellitare

Partecipando al tour guidato di Maxi Taxi è possibile arrivare all’antenna radar Eiscat che studia l’interazione fra il Sole e la Terra. Molti scienziati qui studiano infatti il fenomeno dell’aurora boreale. Questo momento del tour è stato spettacolare. Ci sembrava davvero di essere su un altro pianeta. Eravamo dentro il mini van di Maxi Taxi, con la neve che continuava a scendere copiosa, e ci lasciavamo alle spalle Longyearbyen per addentrarci in un “niente” fatto di strade sterrate e paesaggi innevati. Siamo scesi dal van e ci siamo trovati davanti una gigantesca antenna che emetteva suoni. Per un momento, ho creduto di essere in Star Trek.

LongyearbyenLongyearbyenCon Fat Bike Spitsbergen invece siamo arrivati fino a una stazione scientifica per lo studio delle aurore boreali collocata in Adventalen. Fu fondata nel 1978 con lo scopo di studiare e osservare da terra le aurore boreali. Ad oggi l’osservazione principale di questo fenomeno si è spostata in un’altra stazione creata nel 2008, poiché il lavoro effettuato in Adventalen soffriva dell’inquinamento proveniente da Longyearbyen. Questo osservatorio è comunque ancora utilizzato, spesso dagli studenti universitari, ed è veramente suggestivo trovarsi in questo luogo dove nel profondo silenzio artico si avvertono solo dei bip senza capire da dove provengano. 

Longyearbyen Alle Svalbard esiste anche una stazione satellitare, la Svalbard Satellite Station, che si trova sull’altopiano, a circa 400-500 metri sul livello del mare, ed è la più grande e attiva stazione satellitare commerciale del mondo. Longyearbyen ha una posizione perfetta per ricevere dati e segnali dai satelliti in orbita polare. La stazione fu costruita nel 1997 dal Centro Aerospaziale Norvegese in collaborazione con Kongsberg Defence & Aerospace. Molte delle immagini satellitari che vediamo ogni giorno ai telegiornali o sul web sono prodotte proprio qui.

* visitate con Svalbard Maxi Taxi

Longyearbyen blog 13LongyearbyenIl Global Seed Vault

L’ultima tappa del tour ci ha portati in un altro posto fuori di testa. Sto parlando del Global Seed Vault, una gigantesca arca di Noè che raccoglie sementi da tutto il mondo. Questo deposito, incastonato sottoterra dentro a una montagna ghiacciata, contiene più di 850 mila campioni di semi con lo scopo di preservare la diversità biologica. Si tratta di una sorta di backup dei semi del mondo così da poter far cominciare nuovamente l’agricoltura nel caso di una catastrofe. A vederlo esternamente somiglia moltissimo alla torre di un vecchio computer fisso. La parte più importante però non si vede, stando sottoterra, e contiene appunto stanze in cui sono ordinati e catalogati tutti i semi che vengono conservati alla temperatura di -18°. Ma perché una tale struttura proprio alle Isole Svalbard? Perché la presenza del permafrost, uno strato perenne di ghiaccio, permette di mantenere una temperatura costante anche qualora dovesse mancare l’elettricità. La zona non è sismica e pare che l’edificio possa resistere a tsunami, attacchi militari o esplosioni.

Il progetto è importante ed è gestito dal governo di Oslo insieme al Global Crop Diversity Trust e alla FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Moltissimi paesi del mondo hanno deciso di inviare una copia dei propri semi al Global Seed Vault e, ad oggi, si contano più di 850 mila varietà di semi. Il Global Seed Vault ha avuto la prima richiesta nel 2015 quando il Centro internazionale per la Ricerca agricola in aree asciutte di Aleppo è stato distrutto a causa della guerra in Siria. Una copia dei semi contenuti nel centro erano stati precedentemente inviati alle Svalbard che così ha potuto consegnarli nuovamente al centro che è stato ricostruito in Marocco e Libano.

* visitate con Svalbard Maxi Taxi che Fat Bike Spitsbergen

Longyearbyen

Se vuoi saperne di più, puoi leggere gli altri articoli dedicati all’argomento e cominciare  a organizzare il tuo viaggio alle Isole Svalbard

Questo articolo fa parte della rubrica Arctic Lover.

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