Arctic Lover Travels

10 curiosità sulle Isole Svalbard da sapere prima di partire

26/10/2016

Quando ho scelto la meta del mio viaggio autunnale, avevo chiaro nella testa che sarebbero state le isole Svalbard. Volevo arrivare ai confini del mondo abitato per affacciarmi sul Polo Nord e respirare la magica atmosfera dell’Artico. A tutti quelli che mi chiedevano dove sarei andata in vacanza (che è un termine che non amo), la mia risposta “Svalbard” suonava a tratti inconsueta e a tratti stupefacente. I più ignoravano l’esistenza di queste isole e mi guardavano perplessi quando affermavo che “si trovano più o meno poco sotto il Polo Nord”. Ai loro occhi partivo per un viaggio in un luogo remoto estremamente pericoloso per la presenza di orsi.

Ma io sulle Svalbard avevo letto di tutto, come faccio sempre prima di ogni viaggio. E ogni singolo aspetto mi incuriosiva tanto, forse troppo. I primi attimi dopo essere atterrati a Longyearbyen, con una manovra tanto difficile quanto magnifica, io e il mio ragazzo abbiamo continuato a ripetere “ma dove cavolo siamo finiti?”. E da lì abbiamo cominciato a scoprire un luogo unico nel suo genere popolato da persone e da storie altrettanto bizzarre. Ma questo è l’Artico e io, come ben sai, lo amo (leggi la nostra rubrica Arctic Lover). Non è un luogo adatto a tutti e questo è un bene. Tutto ciò che è ordinario qui diventa straordinario.

Svalbard10 curiosità da sapere prima di visitare le Svalbard

1. La terra di nessuno

Le Svalbard (nome che deriva dall’antico norvegese e significa coste fredde) sono un arcipelago di isole scoperte nel 1596 dall’esploratore olandese Willem Barents. I numeri delle isole Svalbard sono da record: 61 mila chilometri quadrati di superficie, il 60% del territorio fatto di ghiaccio e neppure il 10% coperto da vegetazione. Aggiungiamo poi che si trova nel cuore dell’Oceano Artico, ghiacciato quasi tutto l’anno e il più piccolo dei 5 oceani. L’unica vegetazione presente è composta da muschi e licheni, capaci di resistere alle difficili condizioni climatiche. Non ci sono alberi ma solo montagne dalle punte più o meno aguzze e valli in cui il freddo vento artico sibila come un dolce flauto.

SvalbardQuesta zona geografica viene definita come deserto artico dato che le precipitazioni sono inferiori ai 400 ml l’anno. In realtà però è meno deserto di quanto si possa credere, infatti negli ultimi anni le piogge sono notevolmente aumentate. Una delle guide che abbiamo avuto durante i tour ci ha rivelato che la scorsa estate ha piovuto molto di più rispetto agli standard. Sarà mica il cambiamento climatico a bussare alla porta?

Le Svalbard sono sempre state definite “terra di nessuno” poiché dalla loro origine al 1925 nessuno stato le possedeva realmente. All’epoca c’era di tutto un po’, da orde di balenieri fino a scienziati e minatori. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale si è deciso di affidare la sovranità del territorio alla Norvegia attraverso un trattato che però concedeva molto diritti anche agli stati firmatari.

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2. Longyearbyen, il centro abitato più a Nord del mondo

Alle Isole Svalbard troviamo il centro abitato più a nord del mondo, dopo di questo infatti non vi sono altre città o paesi permanentemente abitati dall’uomo. Sto parlando di Longyearbyen, fondata nel 1906 dall’americano John Longyear che qui fondò la sua compagnia mineraria chiamata Artic Coal Company. Così tutto ciò che compare a queste latitudini, per l’esattezza 78° e 13, si merita l’appellativo del “più a nord del mondo”. Ed è sbagliato pensare di trovarsi in un luogo molto remoto.

SvalbardA Longyearbyen infatti c’è la banca, l’ufficio postale, l’asilo, la scuola, l’università, un supermercato, una piscina coperta, vari negozi, ristoranti etnici e perfino una delle più grandi e fornite cantine di vino (più di ventimila etichette diverse). Le vie non sono identificate da nomi bensì da numeri, e il mezzo di trasporto più utilizzato nei mesi invernali è lo scooter da neve. Le strade percorribili dalle automobili sono pochissime, come quella che dall’aeroporto arriva al centro del paese, e perlopiù sterrate. Le tubature dell’acqua, luce e gas passano all’esterno perché sotto il terreno è ghiacciato. La copertura internet è garantita dai satelliti e funziona alla grande, meglio che a casa mia.

svalbard-18Svalbard3. Non è un paese per gatti: tra orsi polari, husky e renne

Nell’ambiente artico gli animali la fanno da padroni. Ma quali animali? L’orso polare, la volpe artica, la renna e i cani husky. Mancano all’appello i gatti. Alle Svalbard è assolutamente proibito portare o tenere gatti poiché metterebbero a rischio la presenza degli uccelli che popolano la fauna artica. Dimenticatevi quindi di ricevere le calde coccole di un gatto, che con quel freddo ci starebbero proprio bene. Per strada non è raro però incontrare le renne che, essendo piuttosto docili, non temono il contatto con l’uomo.

Svalbard

Per quanto riguarda gli orsi invece la faccenda è seria. Pare infatti che vi siano più orsi che persone, per l’esattezza circa 3500 esemplari di orso polare contro una popolazione residente di circa 2000 abitanti. Alle Svalbard esiste una zona di sicurezza, che corrisponde più o meno al perimetro di Longyearbyen, al di fuori della quale occorre obbligatoriamente armarsi di fucile per essere preparati nel caso di un incontro ravvicinato con il re dell’Artico. C’è uno specifico cartello stradale (ormai attrazione turistica) a indicare fino a dove puoi spingerti da solo. L’orso è un animale protetto e rispettato al cento per cento; la legge prevede che la caccia sia illegale e che ci si comporti sempre in modo tale da non mettersi in pericolo evitando così di sparare all’orso. La prima regola è quella di spaventarlo sparando petardi con una pistola lanciarazzi nella speranza che si allontani. Sparare è l’ultimissima cosa da fare e, se dovesse accadere, il caso sarebbe comunque analizzato dai giudici per comprendere se si sia trattato di legittima difesa o se sarebbe stato possibile evitare l’uccisione dell’animale.

SvalbardGli orsi non si avvicinano con facilità al centro abitato, ma nell’estate 2016 è successo. La nostra guida ci ha raccontato di aver ricevuto l’avviso di pericolo via sms e di aver dormito per una notte intera abbracciato al suo fucile. Alcuni orsi che popolano le Svalbard sono monitorati attraverso un segnale gps ed è possibile quindi seguire i loro movimenti. Per avvistare questi animali non esistono safari organizzati, proprio per non disturbare e arrecare danno all’ecosistema artico, e l’unico modo per vederli a distanza è quello di partecipare a una delle tante crociere intorno l’isola, sopratutto durante l’estate quando gli orsi si avvicinano alla costa per cacciare le foche. Noi ci abbiamo provato durante la traversata in mare verso Barentsburg ma purtroppo non ne abbiamo visti. Come potete vedere dalla foto qui sotto abbiamo avuto altri buoni motivi per stupirci e ringraziare di essere alle Svalbard.

Svalbard

Svalbard4. Non si nasce, non si muore

Alle Isole Svalbard non è consentito nascere o morire. Spieghiamoci meglio. Si può morire ma non si può scegliere di restare qui per l’eternità. Il luogo è incantevole e silenzioso, quindi perfetto per godersi la pace eterna, ma assolutamente inadatto allo scopo a causa di un terreno perennemente ghiacciato chiamato permafrost che impedisce la corretta decomposizione del corpo. Longyearbyen ha comunque un piccolo cimitero dove gli ultimi cadaveri sono stati sepolti settantanni fa.

Anche nascere alle Svalbard è pressoché impossibile e, se ciò dovesse avvenire, sarebbe solo un caso fortuito. Effettivamente è accaduto in pochissimi casi. Di norma le donne in gravidanza devono abbandonare l’isola per recarsi a partorire sulla terraferma circa tre settimane prima della data prevista del parto. Il piccolo ospedale di Longyearbyen non ha neppure un reparto attrezzato per l’occasione. Ecco quindi che è molto raro incontrare qualcuno che sia realmente originario delle Svalbard. Non ci sono nativi, forse solo un paio.

5. Armi in tasca, ma non al supermercato

Nelle Isole Svalbard vivono più di 3000 orsi polari, e per questo motivo è obbligatorio armarsi di fucile se si vuole uscire dalla zona sicura, che corrisponde più o meno al centro del paese di Longyearbyen. I fucili possono essere noleggiati o acquistati. Nel primo caso occorre essere in possesso di porto d’armi, per attestare la nostra capacità nel gestire un’arma, e di un documento che comprovi la nostra buona condotta. Altrimenti si deve richiedere un permesso al Governatore delle Svalbard (circa un mese per ottenerlo). Molti dei fucili in vendita sono reperti della Seconda Guerra Mondiale, ancora efficaci ma molto pesanti da trasportare, seppur a un prezzo decisamente inferiore a quelli di nuova generazione. Ricordati però che non puoi portare il tuo fucile dentro al supermercato!

SvalbardSvalbard6. La notte polare e il sole di mezzanotte

A questa latitudine avvengono due fenomeni naturali conosciutissimi come la notte polare e il sole di mezzanotte. Solo alle Isole Svalbard si manifesta la notte polare quando, da fine Ottobre a Gennaio, il sole non sale mai sopra l’orizzonte e si ha il buio completo per tutte le 24 ore. Al contrario in estate il sole rimane alto nel cielo per 123 giorni senza mai scendere sotto la linea dell’orizzonte. Per fare in modo che la luce non filtri dalla finestra si riveste la stessa con fogli di alluminio, capaci di garantire il buio e un buon sonno, altrimenti difficile con delle semplici tende. 

Alle Svalbard è possibile ammirare anche l’aurora boreale, grazie a un pizzico di fortuna e a un po’ di studio. Leggi il nostro articolo con i consigli per avvistare l’aurora boreale.

7. Global Seed Vault, l’arca di Noè del presente

Una delle prime cose che ho visitato delle Svalbard è il Global Seed Vault, una gigantesca arca di Noè che raccoglie sementi da tutto il mondo. Si tratta di un deposito sotterraneo che contiene più di 850 mila campioni di semi con lo scopo di preservare la diversità biologica. I semi sono conservati alla temperatura di -18° e la scelta di collocare qui questa struttura non è ovviamente casuale. Se dovesse mancare l’elettricità, qui i semi potrebbero mantenersi alla medesima temperatura per centinaia di anni grazie alla presenza del Permafrost. Il Global Seed Vault è stato creato nel 2008 e il deposito si trova incastonato all’interno di una montagna ghiacciata. Si potrebbe pensare che l’utilizzo di questa banca dati dei semi sia raro e perlopiù indirizzato al futuro remoto. In realtà già lo scorso anno si è avuta la prima richiesta di prelievo di semi da parte del Centro Internazionale per la Ricerca Agricola in Aree Asciutte di Aleppo, distrutto dalla guerra in Siria, che nel 2009 aveva assicurato una raccolta di semi di vegetali adatti alle regioni aride proprio all’interno del Global Seed Vault.

Svalbard8. Luoghi abbandonati

Sono molti i luoghi abbandonati offerti da questo remoto arcipelago ai confini del mondo abitato. Primo tra tutti è la città fantasma di Pyramiden, base mineraria russa abbandonata nel 1998, raggiungibile solo tramite scooter da neve in inverno e barca in estate. In passato qui c’erano due scuole, una piscina, un ospedale, un cinema/teatro, varie palestre e un campo da basket. Tutto ciò che serviva alla comunità russa residente per vivere una vita secondo i canoni sovietici. Le case non erano fornite di cucine poiché si mangiava tutti insieme in una grande mensa che accoglieva 200 persone alla volta. Il momento più prospero per la città di Pyramiden fu tra i ’60 e gli ’80 quando erano circa 1000 gli abitanti, e fu perfino creata una sede del KGB. Poi nel 1998, forse a causa del crollo dell’URSS e la crisi economica della miniera, tutti furono obbligati a trasferirsi ma le loro case sono ancora in piedi visto che difficilmente si deteriorano a causa del gelido clima. Quasi come fossero ibernate. Ad oggi Pyramiden non è permanentemente abitata ma continua a vivere soprattutto grazie allo sviluppo turistico che ha permesso di trasformare un edificio dismesso in un hotel.

Ci sono poi le miniere abbandonate nella zona di Longyearbyen. Raggiungerle non è per niente complicato. Una si trova proprio sopra il paese, in corrispondenza dell’inizio del percorso trekking che porta sulla cima del Plateau Moutain. Un’altra invece si trova poco fuori la zona di sicurezza, più o meno in prossimità del centro di Husky Green Dogs. Quest’ultima in particolare è stata trasformata per un periodo in un’installazione artistica con luci e giochi di colore. Queste strutture abbandonate sono evocative, forse complice uno sfondo paesaggistico che di per sé suscita emozioni forti, e significative soprattutto per il fatto di raccontare la storia delle Svalbard più o meno dalla loro origine.

DCIM101GOPROGOPR2237.Svalbard9. No alcool, no party

Gli alcolici alle Svalbard rappresentano un bel dilemma. Innanzitutto l’alcool è esente da tasse e ciò significa che qui una pinta di birra costa molto meno che a Oslo. Fai conto che una lattina da 33cl di birra prodotta localmente costa circa 1,50€. Gli alcolici sono venduti esclusivamente al licor store interno al supermercato (solo fino alle 18) o nei bar/ristoranti/strutture ricettive (non prima delle 12) con limitazioni di quantità. In un mese i residenti possono acquistare al massimo due litri di alcolici, oppure un litro di vino o 24 lattine di birre. Il vino da tavola invece viene venduto senza limitazioni. Ognuno possiede una card su cui vengono annotate le quantità acquistate (escluso ciò che si consuma nei bar e nei ristoranti che non viene conteggiato ma che costa molto di più). Anche per chi viaggia esistono delle restrizioni circa il trasporto di alcolico al di fuori dall’isola. 

Nonostante questa politica restrittiva alle Svalbard esiste una delle più grandi cantine della Scandinavia con più di 1250 bottiglie e venticinque mila etichette diverse. Fino a qualche anno fa poi la produzione di alcolici, sia per il consumo privato che per il commercio, era proibita a causa di una legislazione datata 1929. Ma da qualche anno le leggi sono cambiate e adesso anche le Isole Svalbard hanno un birrificio artigianale, Svalbard Bryggery, che propone diversi tipi di birra e che vanta il titolo di birrificio più a nord del mondo.

Svalbard10. Le persone delle Svalbard

La comunità delle Svalbard è eccezionale e unica nel suo genere. Se i paesaggi mi hanno colpito, la storia delle persone che ho conosciuto è stata come uno schiaffo in faccia.

Alle Svalbard la popolazione è giovane e attiva, non c’è infatti disoccupazione o persone in pensione. Effettivamente ho visto pochissime persone anziane, forse perché climaticamente non è il posto più adatto a questa età. La regola generale è che per vivere alle Svalbard si abbia un’attività lavorativa che permetta di mantenersi e che contribuisca al bene della comunità. Alle Svalbard non si abita per sempre, piuttosto per un determinato periodo della propria vita. Alle Svalbard le tasse sono inferiori rispetto alla Norvegia (il 16% rispetto al 28% della terraferma) e non c’è l’IVA. Ecco perché molti stranieri scelgono di venire a vivere ai confini del mondo. I residenti lavorano in ordine di quantità nel settore minerario, turistico e scolastico.

Si tratta di una società multiculturale in cui differenti etnie e culture convivono pacificamente. Il trattato del 1920 stabilisce la sovranità della Norvegia su questo arcipelago, ma al tempo stesso garantisce agli stati firmatari dell’accordo la possibilità di sfruttamento delle risorse e agevola i cittadini di questi stati nel risiedere e lavorare alle Svalbard. Ecco così che incontriamo norvegesi, tedeschi, francesi, italiani, russi, ucraini, cileni e thailandesi. I russi e gli ucraini vivono perlopiù nella zona di Barentsburg (una delle miniere ancora attive), i thailandesi invece si concentrano a Longyearbyen nel settore del turismo e della ristorazione.

SvalbardSvalbardDi questo viaggio parleremo ancora nei prossimi articoli e scopriremo insieme come esplorarlo in modo sostenibile e consapevole. Se anche tu sei stato alle Svalbard, commentaci e lasciaci un feedback sul tuo viaggio.

Ringrazio l’ente turistico Visit Svalbard che ci ha aiutato nell’organizzazione del viaggio e tutte le splendide persone che ci hanno accolto a braccia aperte, dai tour operator alla Gjestehuset 102.

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30 Comments

  • Reply Claudia - Wanderlustblog 27/10/2016 at 10:36

    Eh niente, mi stai facendo venire voglia!!!
    Frà bellissime foto e le curiosità che io amo tanto!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 27/10/2016 at 10:48

      Ciao Claudia, sono felice di farti venire voglia di visitare le Svalbard e spero che con i prossimi articoli io possa trasmettere anche il messaggio di un viaggio sostenibile nell’Artico. Ho un sacco di cose che devo ancora digerire del viaggio. Mi ci vuole sempre un po’. Ma per cominciare un po’ di curiosità non fanno mai male. :)

  • Reply Flavia 27/10/2016 at 10:44

    Ammazza che articolo!! Interessantissimo e poi stuzzica la fantasia! Complimentoni!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:43

      Ciao Fluppa, grazie mille. L’Artico tira fuori il meglio di me e stimola la mia curiosità all’infinito. E adesso ho voglia di ripartire sai. Ma anche tu hai fatto un viaggio bellissimo che spero di poter fare presto anche io. :)

  • Reply Ilaria 27/10/2016 at 12:06

    Ciao!!!bellissimo articolo !! Mi sembra di esserci tornata leggendolo!!! Come ti ho già detto ….posto magico…… e grazie a te in ho scoperto cose in più… la reazione quando dicevo che andavo alle Svalbard è stata la stessa anche per me..”dove?” “Ah ci sono stato…durante la crociera nei fiordi…”…cosa? Ma sono le lofoten…”no no macché!!!sono codeste!!!Sarà che non so dove sono stato???” …infatti!!!!Ahahah
    Comunque sempre bello vedere che non sono l’unica matta

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:49

      Ciao Ilaria, la cosa più interessante è che ci siamo conosciute virtualmente proprio grazie alle Svalbard. Tu sicuramente capisci questo innamoramento per le Svalbard e l’Artico, un luogo che ti lascia delle sensazioni nel cuore e nella mente difficili da cancellare. Ci piacciono le follie e i folli come noi. Ed è bello vedere la faccia della gente quando non sa dove stai andando. Ahahaha!

  • Reply Flavia 27/10/2016 at 12:46

    Wooooowwww!!! leggere questo articolo è stato davvero un piacere! Non conoscevo molti dei dieci punti che hai trattato e quello che mi ha stupito di più è stato quello delle nascite e morti O.o Della “cantina” dei semi ne avevo sentito parlare, ma non pensavo fosse alle Svalbard. Comunque i paesaggi sono pazzeschi, il nulla più totale fa davvero un bell’effetto :) Ok l’aggiungo alla lista delle prossime mete ( spero molto prossime XD)

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:52

      Ciao Flo, mi fa piacere se ho fatto conoscere degli aspetti culturali di un luogo che è davvero magico. Il silenzio, la vastità e un vuoto riempito da una natura stravolgente ti stonano completamente. Ti senti niente ma, al tempo stesso, ti senti tutto. Aggiungila e seguici che daremo altri consigli per vivere queste isole in modo sostenibile.

  • Reply Marco 27/10/2016 at 20:47

    Ciao,
    complimenti, molto bello l’articolo. Racconti in poche parole un posto penso unico al mondo. Io con mia moglie ci siamo stati già due volte, a marzo del 2013 per un tour di tre giorni, come lo definisco io in mezzo al nulla, dormire in una baita poco riscaldata, senza luce e acqua a meno 30 costanti. Poi abbiamo visitato anche Barentsburg e poi a giugno 2015 per correre la (mezza) maratona più al nord del mondo, ed entrambe le volte ci ha fatto vivere delle esperienze uniche. Le Svalbard sono magiche e l’atmosfera che le circonda non ha eguali. Io sono un po’ di parte; amando il grande nord appena possiamo una capatina in Norvegia non c’è la facciamo mancare. Siamo quasi di casa, e personalmente mi considero più norvegese che italiano. Siamo stati anche a marzo di quest’anno ma come spesso capita i giorni a disposizione sono sempre pochi. Hai conosciuto Stefano Poli? Non vorrei fare della pubblicità gratuita, Milanese di nascita oggi vive alle Svalbard con la sua piccola attività che organizza tour brevi o lunghi alle Svalbard e il suo museo, proprio di fronte all’università e museo delle Svalbard. Basta per il momento altrimenti Mi viene voglia di partire. Ciao e a presto. Marco

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 29/10/2016 at 09:56

      Ciao Marco, mi sembra che conosci molto bene le Svalbard e che le hai vissute in un modo del tutto personale. Ritornare in questi luoghi è facile perché il loro richiamo è intenso. Io sto meditando di fare una capatina anche solo di pochi giorni. Ne ho bisogno davvero prima di un altro grande viaggio artico. Stefano Poli lo conosco virtualmente perché non ho avuto modo di conoscerlo alle Svalbard. Il museo era chiuso quando siamo andati noi a Ottobre. Ma è uno delle colonne portanti del turismo alle Svalbard. Magari la prossima volta lo contatto per fare due chiacchere. Ho in mente alcune cose per le Svalbard. E la prossima volta vorrei andare intorno a Marzo/Aprile quando la neve è più alta.
      Grazie della tua condivisione con noi. Mi fa molto piacere.

  • Reply Beatrice 30/10/2016 at 08:39

    Bellissimo, l’ho letto tutto d’un fiato!
    Non sapevo nulla delle Svalbard, ho tovato quello che hai scritto davvero interessante.
    Un altro posto da aggiungere all’infinita lista dei viaggi :)
    Beatrice

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 07/11/2016 at 18:16

      Ciao Beatrice, le Svalbard sono sicuramente un luogo unico che merita di essere visitato ma soprattutto approfondito. I paesaggi sono di per sé meravigliosi ma la comprensione del luogo non è completa se non si indagano anche aspetti sociali e culturali che definiscono e caratterizzano il tutto. Questo andrebbe fatto per ogni viaggio che si affronta a dire il vero. Comunque aggiungilo alla lista!

  • Reply Lemurinviaggio 06/11/2016 at 17:18

    Ciao, noi non ci siamo ancora stati , ma è un posto che da tempo abbiamo in mente di visitare. Complimenti per l’articolo dai tanti spunti utili. Non vediamo l’ora di leggere i tuoi prossimi articoli sull’argomento!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 07/11/2016 at 18:19

      Ciao Lemuri, le Svalbard mettono curiosità solo per il fatto di trovarsi in cima al mondo. Ma dietro ai paesaggi c’è molto di più e lo scopo di questo articolo era proprio indagare aspetti sociali e culturali che caratterizzano il luogo rendendolo ancora più unico di quanto già sia di per sé. Non nego che ho voglia di tornarci ancora e nel frattempo scrivo qualche altro articolo. :)

  • Reply Valeria 24/11/2016 at 21:50

    Bellissimo! Adoro conoscere a fondo le mete, soprattutto quando si parla di Artico e other-worldly places! Ho appena (ri)letto anche l’altro post, apprezzando il viaggio ad impatto quasi nullo: spero che i tuoi articoli sensibilizzino anche chi questi problemi non se se li è mai posti!

  • Reply Giulio 29/12/2016 at 15:54

    Tanti complimenti per l’articolo! Che fascino deve avere questa terra!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 03/01/2017 at 21:58

      Grazie mille Giulio. L’Artico è meraviglioso e fragile al tempo stesso. Ma è proprio in questi luoghi che percepisci fino in fondo la potenza della natura e del creato. Un’esperienza unica. :)

  • Reply Agnese - I'll B right back 16/03/2017 at 21:24

    Mi è piaciuto tantissimo questo articolo! Non sapevo praticamente niente di questa zona remota del mondo, e devo ammettere che capisco bene le persone che la trovano immensamente affascinante nonostante l’asprezza dei paesaggi! Questa cosa di andare in giro con i fucili mi lascia a metà tra il divertito e l’inquieto ehehe

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:23

      Grazie Agnese. L’Artico, a mio avviso, non è un luogo semplice da comprendere. A molti potrebbe sembrare infatti scarno, semplice e crudo. Ma poi trova sempre il modo di meravigliarti e di entrarti dentro. Anche a me faceva strano all’inizio. Ammetto di avere fatto un paio di escursioni con la sensazione che da un momento all’altro potesse apparire un gigantesco orso dietro di noi. Ma forse perché mi avevano raccontato delle storie qualche ora prima. :)

  • Reply Loredana Amodeo 17/03/2017 at 00:48

    C’è i motivo per cui evito di leggere i blog di viaggi. Il mio sogno più grande è quello di girare il mondo, ma al tempo stesso il mio rammarico più pressante è quello di non essermelo mai potuto permettere. E allora quando incrocio post come quello appena letto, cara Gogo, mi si riempiono gli occhi di lacrime e il cuore di stupore. Viaggiare dovrebbe essere garantito per legge, a tutti! Un mondo così bello non può rimanere sconosciuto ai più. Grazie per avermi fatto conoscere questo angolo di paradiso, hai descritto tutto nel dettaglio e quasi mi sentivo lì; forse voi travel blogger dovrei iniziare a seguirvi di più. ☺
    Loredana

    Ps. Proprio mentre pensavo che mi sarebbe piaciuto sapere come sono gli abitanti del luogo e se ci sono dei giovani, ecco che giungo al tuo punto 10! Complimenti, questo sì che è un “travel post” con i contro fiocchi (e nel tuo caso a maggior ragione! I fiocchi …i fiocchi di neve…)

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:20

      Loredana, hai detto una grande verità. Viaggiare dovrebbe essere alla portata di tutti (negli ultimi anni lo è diventato) e magari potrebbero pure insegnarlo a scuola. Un’esperienza così formativa credo non esista. Ogni volta che viaggio ringrazio Dio per avermene dato la possibilità. Non è scontato per niente e me ne rendo conto. Una cosa che amo quando viaggio è indagare anche gli aspetto sociali del luogo e conoscere le persone che vi abitano. Un valore aggiunto al mio viaggio.

  • Reply Daniela 17/03/2017 at 10:21

    Una cosa è certa: non ci potrei mai vivere! Ma solo per la birra, non per altro! Scherzi a parte, io ci volevo andare questa estate ma dopo un’attenta valutazione abbiamo deciso di rimandare a quando nostro figlio (che ad agosto avrà 2 anni) sarà un pochino più grande, quantomeno per muoverci senza il passeggino. La guida è ottima comunque e me la salvo!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:15

      Quando abbiamo scoperto delle limitazioni sulla birra, ci stavamo per disperare. Poi abbiamo fatto un conto e abbiamo capito che avremmo comunque avuto la nostra razione giornaliera. Tra l’altro la loro birra artigianale è buonissima. Me ne sono portate 5 lattine a casa ma non ho mai il coraggio di aprirle. Sicuramente senza il passeggino è meglio visto che le strade asfaltate sono pochissime!

  • Reply La Folle 17/03/2017 at 15:55

    Quindi niente gatti, niente alberi e non si può desiderare di farsi sotterrare tra i ghiacci. Beh, mi pare davvero un bel posto, molto accogliente! Lol XD

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:13

      Totalmente fuori di testa! E poi ci sono stazioni di ricerca a ogni angolo…mi sembrava di essere in Lost!

  • Reply Lucialesley 17/03/2017 at 18:08

    Che figata!!! Scusa…ma mi sembra la parola migliore! Probabilmente io avrei fatto parte di quella fetta di amici che ti avrebbe guardata con un grande punto interrogativo sulla faccia se mi avessi detto “sai, in autunno vado alle isole Svalbard”! Invece cavoli guarda che posto…gli animali, i paesaggi, le persone e la cultura,, lasciano a bocca aperta! Poi l’idea di andare a farsi un giro in bici col fucile in spalla, credo sia la cosa più lontana dalla mia realtà, quindi la adoro ;)!

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 18/03/2017 at 20:12

      Ahahaha hai ragione, me lo sono detta pure io mentre ero in viaggio. Ormai mi sto abituando al fatto che, ogni volta, le persone mi guardino incredule per la destinazione del mio prossimo viaggio! Riesco sempre a stupirli. Poveri amici miei.

  • Reply Francesca 18/03/2017 at 20:19

    Bellissimo articolo e foto stupende. Sconoscevo praticamente tutto di questa zona ma è da vedere almeno una volta nella vita secondo me, le tue foto fanno venire voglia di partire *.*

    • Spiccando il Volo
      Reply Spiccando il Volo 22/03/2017 at 23:11

      Grazie Francesca. Era un piccolo sogno che volevo realizzare. Alla fine mi sono innamorata!

  • Reply AGNIESZKA STOKOWIECKA 18/03/2017 at 22:39

    Wow, quante curiosità! Non avevo idea di tutto ciò, la Norvegia non era tra i miei paesi preferiti :), ma dopo il tuo articolo l’isola di Svalbard lo diventerà. E’ davvero molto interessante questa isola, il tuo articolo mi conferma che i posti piccoli, sperduti e difficili da raggiungere e vivere alla fine sviluppano delle caratteristiche e specificità tali da renderli unici, utilizzando ciò che hanno a loro disposizione. Loro dal permanfrost hanno preso il meglio che si poteva e hanno creato un posto unico. Complimenti per l’articolo, davvero molto interessante.

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